Elezioni, programmi elettorali a confronto: dalla flat tax alle pensioni



Ambiente: termovalorizzatori, favorevoli e contrari

In tema di gestione dei rifiuti se per la Lega va previsto «un piano di distribuzione sul territorio di termovalorizzatori ad alta efficienza energetica in modo da soddisfare il fabbisogno locale e concorrere alla produzione di energia e teleriscaldamento», la «diversificazione delle fonti energetiche attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture strategiche, come i rigassificatori» è anche la soluzione indicata da Fratelli d’Italia.

«Dobbiamo orientare l’intero sistema produttivo verso l’economia circolare» è la linea in materia ambientale seguita dal Movimento 5 Stelle che si è sconfitto contro il progetto di un termovalorizzatore a Roma («Di fronte al problema dell’immondizia stiamo abbracciando un’illusione con il termovalorizzatore. Realizzare un impianto a Roma da 600 tonnellate per me è una follia. Chi farebbe vivere suo figlio vicino a un termovalorizzatore?» ha detto Conte).

Posizione contestata da Azione-Italia viva, perché «se da una parte è importante dare priorità alla strategia Ue per l’economia circolare che privilegia il recupero materico
dei rifiuti, non si può pensare di volere un sistema a “rifiuti zero” senza avere un termovalorizzatore dove serve». Per la coppia Calenda-Renzi «l’obiettivo è quello di realizzare una rete omogenea di impianti di trattamento e riciclo dei rifiuti dal punto di vista territoriale, consentendo l’ottimizzazione di economie di scala e ottenendo così una gestione più efficiente su macroaree regionali». Nel programma del Terzo Polo si legge che «autorevoli istituti di ricerca hanno stimato un fabbisogno di circa 70 nuovi impianti da realizzare entro il 2035».

Il Pd prospetta un «piano nazionale per le rinnovabili ed economia circolare» per la transizione ecologica ma non fa mai riferimento ai termovalorizzatori nel suo programma. Parlando del termovalorizzatore voluto dalla giunta capitolina guidata da Roberto Gualtieri Letta aveva detto che«la norma è legata al Giubileo, con milioni di pellegrini che arrivano. Quindi la scelta fatta, straordinaria ed eccezionale, è stata quella di fare una eccezione ed è giusto farla. La discussione sul futuro sarà su altri passaggi».

I termovalorizzatori sono invece citati nel programma degli alleati Sinistra Italiana-Verdi: «Un piano nazionale per la gestione dei rifiuti deve considerare la termovalorizzazione solo come una soluzione di ultima istanza».

Flat tax, la bandiera del centrodestra

L’«estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100mila euro di fatturato, flat tax
su incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti, con la prospettiva di
ulteriore ampliamento per famiglie e imprese» è il pilastro dell’offerta programmatica comune del centrodestra in materia fiscale. Più dettagli si ritrovano nei programmi dei singoli partiti della coalizione. In quello di Forza e Lega ne vengono descritte le tre fasi (estensione della flat tax alle partite Iva con fatturato fino a 100mila e flat tax su incrementi di reddito; flat tax del ceto medio con la riduzione e ridefinizione delle aliquote Irpef al 15,
23 e 33% con l’aliquota al 23% al cui interno confluiranno i redditi tra i 25mila e i 65 mila euro; tassa unica al 23% per famiglie e imprese) Nel programma della Lega che punta a introdurre il quoziente familiare sotto forma di una «flat-tax familiare con no-tax area commisurata al numero dei figli».

Per il Pd la flat tax proposta dal centrodestra è «propaganda elettorale sulla pelle di chi ha meno: avvantaggiano solo i redditi più alti e sottraggono risorse per il welfare». I democratici puntano nella direzione opposta attuando il «principio costituzionale della progressività fiscale» che permetta di abbassare le tasse sul lavoro, dare una mensilità in più a fine anno e attuare la rivoluzione digitale nel contrasto all’evasione fiscale.

L’alleanza Sinistra e Verdi propone «un’aliquota mobile crescente sul modello tedesco che arrivi al 65% per i redditi superiori ai 10 milioni di euro».

Il Terzo Polo di Calenda-Renzi affianca alla riforma dell’Irpef (minimo esente, unificazione tra la detrazione per lavoro autonomo e quella per lavoro dipendente, detassazione specifica per i giovani, tassazione negativa e detassazione straordinaria per il solo 2022 di una extra mensilità fino a 2.200 euro) un intervento sul fisco per il lavoro autonomo: dal momento che «il regime forfettario ha favorito tanti lavoratori ma, nella sua attuale versione, costituisce una formidabile barriera contro la crescita» e «oltre la soglia di 65mila euro di ricavi annui», c’è un “burrone” fiscale «che scoraggia la crescita o incentiva al sommerso», si propone per chi supera la soglia di 65mila euro, uno scivolo biennale di tassazione agevolata che accompagni gradualmente l’ingresso alla tassazione ordinaria Irpef.

Le sanzioni contro la Russia: le riserve di Salvini

Dall’invasione dell’Ucraina, l’Ue – in coordinamento con gli alleati – ha introdotto sei pacchetti di sanzioni contro la Russia: ha congelato beni e vietato il visto ad oligarchi e funzionari russi, imposto controlli sulle esportazioni, congelato beni della Banca centrale, estromesso dal sistema internazionale dei pagamenti Swift la maggior parte delle banche russe, annunciando poi un divieto all’import dalla Russia di carbone (dal 10 agosto) e di petrolio (per il greggio importato via mare dal 5 dicembre, per i prodotti petroliferi dal 5 febbraio 2023). Da ultimo, a luglio, è stato aggiunto un nuovo divieto di importazione dell’oro russo, rafforzando i controlli sulle esportazioni di tecnologie avanzate.

Nei programmi dei partiti non ci sono espliciti riferimenti alle sanzioni europee contro la Russia. Le posizioni si possono desumere dalle dichiarazioni dei leader. A esprimere riserve è stato solo il segretario della Lega Matteo Salvini: «Ci prepariamo a vincere e a governare per 5 anni: vogliamo tenere le sanzioni? Benissimo, ma l’Europa copra le spese per imprese e famiglie» ha detto l’ex ministro dell’Interno del primo governo Conte. Un approccio problematico ribadito in diverse occasioni: «Bruxelles impone le sanzioni ha commentato Salvini -. Bene, le abbiamo votate. Dopo sei mesi le sanzioni mi sembra che più che mettere in ginocchio la Russia mettono in ginocchio l’Italia e l’Europa».

Nettamente contrari gli alleati del centrodestra, sia Fratelli d’Italia, sia Forza Italia. Giorgia Meloni aveva fatto notare che, se ci sfiliamo dai nostri alleati, «per l’Ucraina non cambia niente ma per l’Italia sì», perché sarebbe a rischio la nostra «credibilità al livello internazionale». Altrettanto chiaro era stato Antonio Tajani: «Quella di Salvini è un’opinione e se ne può discutere. Io credo che le sanzioni siano inevitabili e che dobbiamo continuare a infliggerle. Qualsiasi scelta di modifica della posizione – ha chiarito il coordinatore nazionale azzurro – non può che essere presa a livello europeo e di Nato».

E il leader di Fi Silvio Berlusconi: «Io personalmente non posso scostarmi da quella che è la posizione del governo italiano, dell’Europa e di tutto l’Occidente ma sono dispiaciuto e deluso». L’ex premier si è anche detto convinto che le sanzioni non danneggino Putin che «è assolutamente in grado di resistere». Per il segretario del Pd Letta non ci sono dubbi: le sanzioni contro la Russia «funzionano» per cui occorre andare avanti con esse, anche se hanno «un costo per le imprese e le famiglie» italiane che quindi «vanno aiutate e protette».



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