Il FantaColle | Il voto sul Quirinale in cinque gironi: ecco le chance di ogni candidato


di
Antonio Polito

Le strategie possibili per le prime tre votazioni, la possibile svolta dalla quarta in poi. Ecco tutti i nomi in campo

Le prime tre votazioni: solo Draghi pu farcela, ma serve un’intesa forte

Nelle prime tre votazioni serve il quorum dei due terzi dell’assemblea: 673 voti. Impresa impossibile se non c’ stato, prima ancora di cominciare, un accordo pubblico e quasi unanime dei partiti. L’ultima volta che ci si riusciti risale a ventidue anni fa: nel 1999 fu eletto al primo colpo Ciampi, con 707 voti su 990. Oggi questi numeri potrebbe farli solo Draghi, non a caso anch’egli ex governatore della Banca d’Italia. Ma le sue possibilit di passare subito a grande maggioranza sono scese non poco in seguito alla conferenza stampa di fine anno. Dopo avergli infatti chiesto pi volte di dire che cosa intendesse fare, i partiti hanno sfruttato un sospetto di autocandidatura per prenderne le distanze, sperando di tornare cos all’ipotesi di una elezione politica, ed evitare il temuto commissariamento. Non c’ per oggi nessun altro nome che possa farcela subito, finch resta in campo la candidatura di Berlusconi che blocca il centrodestra nelle prime tre votazioni, forse sulla scheda bianca. In questo caso, il Pd andr su una candidatura di bandiera, quasi certamente Anna Finocchiaro. Dunque le probabilit di un eletto nelle prime tre sono:
Nessuno         50%

Draghi            45%

Finocchiaro     3%

Altri                  2%

Il quarto scrutinio: il vantaggio del premier e il tentativo di Berlusconi

La quarta votazione decisivo: le ultime due volte (Napolitano e Mattarella) ha eletto il presidente. Si passa dal quorum di due terzi alla maggioranza semplice. Vuol dire 505 voti. Salgono ovviamente le quotazioni di Draghi. Numericamente gli basterebbe una maggioranza anche pi ristretta di quella che oggi lo sostiene, anche se politicamente potrebbe voler dire una crisi di governo. Ma soprattutto la quarta l’habitat ideale, forse unico, per la candidatura Berlusconi, se ottiene davvero tutti i 451 voti del centrodestra (ci sono forti dubbi) pi quelli di una sessantina di senza patria che il Cavaliere sta cercando in questi giorni. Entrano in campo anche le ipotesi Casini e Amato, seppure sia ancora troppo presto per loro. Sulle schede potrebbe spuntare anche un signor o signora X, che comincia a coagulare consensi. Non dimentichiamo che nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro ebbe solo 7 voti alla quarta, come il candidato di Marco Pannella, e poi arriv al Quirinale sull’onda di un evento imprevedibile e drammatico (l’attentato a Giovanni Falcone in pieno conclave). Dunque mai dire mai. Ecco le percentuali degli allibratori per la quarta votazione:
Draghi             50%
Berlusconi       30%
Casini                 5%
Amato                5%
Mr. X/Ms. X     10%

Dalla V alla VII votazione: salgono le possibilit di Amato e Casini

Se neanche alla quarta fumata bianca, alla quinta, sesta e settima salgono le quotazioni dei due candidati politici, vendicatori dell’orgoglio ferito dei partiti: Pierferdinando Casini e Giuliano Amato (quest’ultimo, oggi giudice costituzionale e possibile futuro presidente della Consulta, il che non guasta). possibile dunque che i partiti tentino a questo punto l’accordo che finora non riuscito. C’ sempre la soluzione Draghi. Ma i nomi dell’ex presidente della Camera, che viene dal centrodestra ma stato eletto con i voti del centrosinistra alle ultime elezioni (Casini), e del dottor Sottile Amato, che viene dal socialismo craxiano ma vicino al Pd e caro al Cavaliere, sarebbero una garanzia per quei peones che temono le elezioni anticipate. Entrambi sono per molto vintage, cos da risultare indigesti a molti grandi elettori populisti di Cinquestelle e Lega. Berlusconi stesso potrebbe voler insistere, se alla quarta non ha fallito l’obiettivo di molto. Nelle retrovie l’altro o l’altra, in caso di nulla di fatto, continuano a crescere. Pronostici per quinta e sesta votazione:
Draghi              30%
Casini               20%
Amato               20%
Berlusconi        20%
Mr. X/Ms. X      10%

Dall’VIII alla X votazione: la probabile sfida a tre, ma spuntano altri nomi

Se verranno superate le colonne d’Ercole della settima votazione senza che sia stato eletto un presidente, si entrer in un territorio sconosciuto alla seconda Repubblica. Mai dal 1994 a oggi un capo dello Stato stato eletto dopo la sesta (il secondo Napolitano, nel 2013, pass appunto alla sesta). Dunque ottava, nona e decima votazione sarebbero al cardiopalmo. qui infatti che pu spuntare un gruppone di outsider, ognuno dei quali comincia ad avere qualche vera chance, visto il fallimento delle ipotesi principali: Elisabetta Casellati (presidente del Senato), Marta Cartabia (ministro di Giustizia ed ex presidente della Consulta), Marcello Pera (ex presidente del Senato), Luciano Violante (ex presidente della Camera), Gianni Letta. Ma questo anche il momento in cui sono pi forti le ipotesi Casini e Amato: fino alla decima entrambi possono farcela. Risalgono per le quotazioni di Draghi se, uscito di scena Berlusconi, questi decidesse di fare il king maker, indicando l’attuale premier e preferendolo ad Amato e Casini. E a quel punto nessuno avrebbe pi la forza di dire di no. Possibilit:
Draghi                                        40%

Casini                                         30%

Amato                                         25%

Outsider (Cartabia, Casellati,

Gianni Letta, Pera, Violante)     5%



Dall’undicesima votazione in poi: l’occasione degli outsider, dietro Draghi

Hic sunt Leones.

Dall’undicesima votazione in poi entreremmo in una giungla tipica dei tempi della Dc, che nel 1971 raggiunse il suo culmine con l’elezione di Giovanni Leone al 23esimo scrutinio, grazie ai voti sottobanco della destra missina e monarchica (Enrico Letta, segretario del Pd, per scongiurare questo esito l’ha definito il metodo Leone). Casini e Amato sono stati bruciati. A quel punto tutto pu accadere, anche che venga eletto un qualunque cittadino di nome Giuseppe Garibaldi (come nel film con Claudio Bisio, Bentornato presidente). Se restiamo nel campo del razionale, invece, o uno degli outsider trova una sua maggioranza leonina e vince; oppure passa il solito Draghi in zona Cesarini, per disperazione, non una marcia trionfale insomma. Tra gli outsider potrebbero anche comparire nomi nuovi (due per tutti, Sassoli e Veltroni); e soprattutto si potrebbe finire col cercare altrove qualcuno che possa presentarsi come super partes. Per esempio Paolo Gentiloni: proviene s dal Pd, ma l’attuale commissario europeo (avrebbe anche il vantaggio di lasciare una poltrona libera per uno del centrodestra). Possibilit:
Draghi                                                    45%

Outsider (Casellati, Cartabia, Gianni

Letta, Pera, Sassoli, Veltroni, Violante) 35%

Gentiloni                                                20%


27 dicembre 2021 (modifica il 27 dicembre 2021 | 23:40)



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Antonio Polito , 2021-12-27 22:41:56
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