La Fed lascia invariati i tassi ma «vede» dei tagli nel 2024


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di Riccardo Sorrentino

Previsti tre tagli da 25 punti base l’anno prossimo, ma il ritorno dell’inflazione al 2% «prenderà tempo»

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Tassi fermi. La Fed lascia, per la terza riunione consecutiva, l’obiettivo del Fed Funds ratesi invariato in una forchetta fra il 5,25% e il 5,50%, ai massimi da 22 anni. Soprattutto segnala nel suo comunicato che altri rialzi dei tassi sono soltanto eventuali: «Siamo probabilmente al picco, o vicino al picco, per questo ciclo» restrittivo, ha detto in conferenza stampa il presidente Jerome Powell.

La diagnosi dell’economia affidata al comunicato finale, poco variata rispetto alla riunione del 1° novembre, aggiunge che l’attività economica ha ora rallentato rispetto al brillante terzo trimestre (+4,9% annualizzato il pil, che corrisponde a un 1,3% trimestrale) e rileva il calo dell’inflazione che pure rimane «elevata». Powell ha ricordato che «non è garantita» la continuazione del trend dell’inflazione verso il basso e che il cammino dell’andamento dei prezzi resta «incerto». Il Comitato di politica monetaria, ha aggiunto e ripetuto, «si muove in modo cauto»: «Abbiamo ancora strada da fare – ha poi detto – Non cantiamo vittoria. Sarebbe prematuro».

L’analisi dei “dots”, i punti con i quali i governatori indicano singolarmente le proprie previsioni sull’andamento dei tassi, rivela inoltre che la Federal reserve è ormai orientata ad accelerare la normalizzazione dei tassi. Il costo ufficiale del credito potrebbe scendere nel 2024 – indica la mediana delle singole proiezioni – al 4,5-4,75% decisamente più in basso del 5-5.25% indicato tre mesi prima. Questo significa che a settembre si immaginavano per l’anno prossimo due tagli dei tassi di 25 punti base – i governatori credevano che il tetto del 2023 sarebbe stato a quota 5,50-5,75% – mentre ora se ne immaginano tre.

Analogamente, per gli anni successivi si immagina di portare i tassi al 3,5-3,75% a fine 2025 – con un taglio di un altro punto percentuale, meno intenso di quello immaginato nelle precedenti proiezioni – dal 3,75-4 indicato a settembre, e al 2,75-3% a fine 2026. L’”obiettivo” implicito, indicato nei tassi di lungo periodo, è più basso: stato confermato al 2,5 %. In definitiva, il taglio viene accelerato nel 2024, per allontanarsi più rapidamente dal “tasso terminale”, ma procede cautamente nei due anni successivi, senza raggiungere il livello giudicato neutrale.

Le proiezioni sui dati macroeconomici indicano un ritorno appena più rapido dell’inflazione verso l’obiettivo del 2%: l’indice Pce dovrebbe passare dal 2,8% di fine anno (era previsto al 3,3% a settembre), al 2,4 del 2024 (dal 2,5%) al 2,1% del 2025 (dal 2,2%) e al 2% del 2026. L’indice core dovrebbe scendere dal 3,2% del 2023 al 2,4% l’anno prossimo fino al 2,2% del 2025 e al 2% nel 2026 (la successione a settembre era 3,7%-2,6%-2,3%-2%). «Il cammino per portare l’inflazione al 2% prenderà tempo» ha spiegato Powell.

Poco variate, a parte la registrazione del balzo del terzo trimestre, le indicazioni sulla crescita del pil: +2,6% quest’anno (dal 2,1% indicato a settembre), +1,4% nel 2024 (dal +1,5%), 1,8% nel 2025 (invariato) e 1,9% nel 2026 (1,8%). Powell però ha voluto commentare con una nota di prudenza: «Io penso – ha detto – che c’è sempre una possibilità di avere una recessione l’anno prossimo, ed è una probabilità significativa».

Powell non ha espresso né preoccupazione né approvazione per l’andamento dei mercati finanziari, che stanno portando verso il basso i rendimenti, anticipando le mosse della Federal reserve: prevedono un taglio di 100 punti base entro settembre, a cominciare da marzo. Per la Fed si tratterebbe di movimenti «avanti e indietro», che non impediranno alla banca centrale di fare «quel che deve»: «Quel che è importante è che le condizioni finanziarie – ha aggiunto il presidente – siano allineate a quel che tentiamo di fare», ma «nel lungo periodo».

  • Riccardo Sorrentino

    Redattore

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2023-12-14 07:16:58 ,

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