«L’avevano appena licenziata, ma non aveva perso il sorriso»

«L’avevano appena licenziata, ma non aveva perso il sorriso»

«L’avevano appena licenziata, ma non aveva perso il sorriso»


Gli occhi gonfi e pieni di lacrime, lo sguardo perso nel vuoto, le mani che tremano. È distrutta e sconvolta Luisa, la madre di Manila De Luca. «È morta una giovane stupenda. Lei era tutto per me», dice Luisa. «Se non verrà fatta giustizia per Manila, io strapperò il cuore di chi l’ha uccisa con le mie mani», ripete la donna mentre cammina a fatica, sorretta dalle amiche. 

 

Che ragazza era sua figlia Manila?

«Una giovane splendida, dentro e fuori. Una figlia modello che mi aiutava sempre nelle faccende domestiche. Sistemavamo insieme la casa, andavamo a fare la spesa. Anche il giorno dell’incidente è stato così. La mattina ci siamo svegliate, dopo che lei ha portato i cornetti per colazione alla nonna, abbiamo steso i panni, siamo andate al supermercato e poi tornate a casa». 

E poi cosa è successo?

«Nel pomeriggio mi ha detto che sarebbe uscita per andare al centro commerciale qui vicino. Qualche giorno fa aveva ricevuto la liquidazione dalla pizzeria dove lavorava e con i soldi, che con tanto orgoglio si era guadagnata da sola, voleva comprarsi della biancheria nuova. Era tutta felice perché li aveva ricevuti. Era piena di vita, piena di sogni, e non si perdeva mai d’animo. Ora stava cercando un nuovo impiego, so che era andata a chiedere lavoro in alcuni bar di zona». 

Quali sono state le ultime parole che le ha detto?

«Ciao mamma, prendo il monopattino e vado al centro commerciale, ci vediamo dopo. E quel dopo non è mai arrivato. Quel ragazzo l’ha uccisa mentre tornava a casa da me. Chi ha visto la scena mi ha detto che aveva quasi finito di attraversare la strada, mancava poco per arrivare al marciapiede. Dicono che lui sia passato con il rosso e in più guidava con un bambino in braccio. Deve finire in galera».

Manila quindi viveva con lei?

«Sì. Eravamo io e lei. Un corpo e un’anima sola. E io ora non capisco più nulla, non so che fare. Di lei mi restano solo i ricordi e i nostri due cagnolini che Manila amava tanto. Li portava a spasso tutti i giorni, anche se era impegnata con il lavoro. Lo aveva fatto anche lunedì».

Una giovane molto diligente e attaccata alla famiglia…

«Sì. Era molto legata anche alla nonna, che vive nello stesso comprensorio. Manila la andava a trovare ogni giorno. Quando arrivava a casa dalla nonna iniziava a gridarle da sotto il portone e con il suo sorriso e quegli occhi azzurri la metteva sempre di buon umore». 

Ora la nonna come sta?

«È distrutta e non fa altro che ripetere “dovevano uccidere me che sono vecchia, non una ragazza bella e giovane come Manila”. Io sono preoccupata anche per la nonna, è una signora anziana di 80 anni, legatissima a sua nipote. Manila è cresciuta anche con lei. Quando io andavo al lavoro, gliela lasciavo e lei si occupava di mia figlia: la portava a scuola, la andava a riprendere e mangiavano insieme. È stato così sin da quando era piccolina. Ora che non la vedrà più non so come reagirà. Appena l’ha saputo ha iniziato a sbattere i pugni sul tavolo ripetendo “non è possibile, non è possibile”». 

E lei quando ha saputo dell’incidente?

«Mi hanno telefonato poco dopo. In quel momento non ho capito nulla, ho pensato solo a precipitarmi sul luogo dell’incidente, proprio davanti al supermercato dove io, lei e sua nonna andavamo sempre a far la spesa. Arrivata lì, quando ho visto quella terribile scena e la macchina di quel ragazzo, quella Opel Astra gialla ferma in mezzo alla strada, volevo andare da lui. Ero sconvolta. Mi sentivo chiusa in una bolla. Spero davvero che facciano giustizia, anche perché Manila non è la prima vittima innocente che muore su quella strada. Lì gli incidenti sono all’ordine del giorno perché corrono tutti come pazzi».

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2024-06-18 22:11:03 ,

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