Lo zoo delle specie aliene. Pesci scorpione, vermocani e lumache mela ospiti fissi di mari e laghi italiani. Soprattutto con il caldo

Lo zoo delle specie aliene. Pesci scorpione, vermocani e lumache mela ospiti fissi di mari e laghi italiani. Soprattutto con il caldo

Lo zoo delle specie aliene. Pesci scorpione, vermocani e lumache mela ospiti fissi di mari e laghi italiani. Soprattutto con il caldo


Nuota elegante, con il corpo striato di bianco e arancione, gli aculei colorati ostentati come bandiere. “L’ho incontrato in Calabria mentre ero in apnea”, scrive il pescatore che l’ha fotografato e condiviso sulla pagina Facebook Oddfish, dedicata all’avvistamento di specie aliene. “E’ per caso un pesce scorpione?”.

Il pesce scorpione dal Mar Rosso

Ernesto Azzurro, biologo marino del Cnr, con i suoi collaboratori gestisce gli avvistamenti tramite il sito Oddfish. Tutti confermano: sì, è un pesce scorpione originario del Mar Rosso, dalla puntura molto dolorosa.

La diffusione di specie invasive

“Siamo all’inizio dell’estate, ma abbiamo già diversi avvistamenti” racconta. “La diffusione di specie invasive non mostra segni di rallentamento. E’ uno degli impatti più prepotenti del cambiamento climatico”. Il resto del gruppo Facebook, formato soprattutto da sub, conferma: “Stanno arrivando, il Mare Nostrum sta cambiando”.

Pesce scorpione

Pesce scorpione 

“Il respiro degli oceani”

Nel suo rapporto “Il respiro degli oceani” – pubblicato in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani che si celebra sabato – il Wwf indica nel Mediterraneo uno degli ambienti più fragili della frazione blu del pianeta. Il nostro mare, che registra un aumento di temperatura di 0,88 gradi rispetto alla media 1850-1900, è diventato così una delle mete principali delle specie aliene.

La campagna “Attenti a quei 4”

Il pesce scorpione è “una delle specie più invasive del mondo”. Anche se “è commestibile, bisogna fare attenzione alle spine che causano punture molto dolorose”, avverte la campagna “Attenti a quei 4” portata avanti da Cnr e Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Gli altri tre invasori recenti del Mediterraneo sono pesce coniglio scuro e pesce coniglio striato, anche loro dalle spine molto dolorose. Il più pericoloso di tutti, se mangiato, è il pesce palla maculato, che contiene una neurotossina resistente alla cottura.

Il pesce palla maculato nel Mediterraneo

“Proprio la scorsa settimana ci è stata comunicata la cattura di un esemplare in Istria” racconta Azzurro. “Ormai il pesce palla maculato ha raggiunto il tetto del Mediterraneo”. Per quanto riguarda il pesce scorpione invece “i nostri colleghi biologi di Cipro durante le esplorazioni portano sempre a bordo un kit di primo soccorso per le punture”. Nel Mediterraneo orientale, leggermente più caldo della nostra porzione, la presenza dei pesci invasivi è ancora più abbondante che non da noi.

Le mille specie esotiche introdotte nel Mediterraneo

Secondo il rapporto del Wwf “più di mille specie marine esotiche sono state introdotte nel Mediterraneo. Oltre il 75% ha formato popolazioni stabili. Il loro tasso di insediamento sta accelerando”.

Le invasioni in laghi e fiumi

Quella del mare non è l’unica acqua invasa dagli alieni in Italia. Anche nei laghi e nei fiumi affiorano spesso abitanti incongrui, come la lumaca mela originaria del Sudamerica. La sua crescita prorompente parte da uova a grappolo di un grazioso colore rosa. Prosegue poi prepotente di giorno in giorno, fino a raggiungere le dimensioni del frutto. A farne le spese sono le piantine degli ambienti umidi – nel caso dell’Italia spesso è il riso – in cui la lumaca melo si diffonde. Il sudest asiatico – anche lui invaso – ha imparato a difendersi mangiando questo mollusco, ma è improbabile che in Italia avvenga altrettanto.

Il granchio blu

A differenza del granchio blu, che è diventata una presenza fissa dei nostri menù, ha un prezzo ormai di 2-3 euro al chilo all’ingrosso e nel padovano viene usato anche per insaporire una birra artigianale locale, la maggior parte delle specie aliene non trova nemmeno nell’uomo un predatore capace di tenere il passo con la loro voracità.

Il lombrico marino vermocane

Di sicuro nei nostri piatti non finirà il vermocane, una sorta di lungo lombrico marino con setole urticanti di cui non avevamo sentito molto parlare sino a un paio d’anni fa. “E’ una specie nativa dei nostri mari – precisa Azzurro – e tecnicamente non può essere chiamato aliena, ma negli ultimi anni è diventata molto abbondante e si è estesa verso nuove aree, probabilmente a causa dell’aumento delle temperature. E’ una specie molto vorace che divora tra l’altro coralli e gorgonie”.

Vermocane che si nutre di gorgonie

Vermocane che si nutre di gorgonie 

I subacquei devono fare attenzione alle sue setole urticanti. I pescatori spesso si pungono tirando su le reti a mani nude, “ma i bagnanti possono stare piuttosto tranquilli perché è raro incontrare la specie sulla sabbia a bassa profondità” rassicura Azzurro.

La crescita a danno dei pesci locali

La crescita delle specie invasive spesso avviene proprio ai danni dei pesci locali (e dei pescatori). Il pesce scorpione, cita ad esempio il rapporto del Wwf, “mangia grandi quantità di piccoli pesci e crostacei nativi ed è capace di espandere il proprio volume anche di 30 volte per fare spazio alle prede. Il contenuto del suo stomaco rivela che il 95% del cibo consiste in pesci nativi di importanza ecologica ed economica”.

La fioritura di meduse

Divorati gorgonie e coralli, desertificati i fondali un tempo pieni di praterie di posidonie a causa del caldo, con i bivalvi Pinna nobilis vittime di morie di massa, il mare del futuro diventerà terreno di caccia non solo per le specie invasive, ma anche per le onnipresenti meduse.

Anche loro, spiega il Wwf, hanno molto da incassare dal cambiamento di habitat. “L’aumento delle temperature” e “la pesca eccessiva che ha portato alla scomparsa dei loro predatori naturali” causano “una crescita delle fioriture di meduse, che persistono per periodi sempre più lunghi”. Avvistare specie di origine tropicale non è più difficile alle nostre latitudini. “Nel Golfo di Gabes ormai i pescatori trovano nelle reti più meduse che pesci”.



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[email protected] (Redazione Repubblica.it) , 2024-06-07 12:59:56 ,www.repubblica.it

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