Meloni scopre che le leggi su immigrazione e lavoro sono una fucina di illegalità: ben svegliata!

Meloni scopre che le leggi su immigrazione e lavoro sono una fucina di illegalità: ben svegliata!

Meloni scopre che le leggi su immigrazione e lavoro sono una fucina di illegalità: ben svegliata!


Giorgia Meloni ha scoperto l’acqua calda. Si è improvvisamente accorta (dopo che per anni ha ignorato ciò che denunciavano e denunciano sindacati, associazioni, centri sociali, organizzazioni sociali) che le leggi in tema di immigrazione sono una fucina di irregolarità e di illegalità.

“Il fatto è questo – scrive la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Da alcune regioni, su tutte la Campania, abbiamo registrato un numero di domande di nulla osta al lavoro per extracomunitari, durante il click day, totalmente sproporzionato rispetto al numero dei potenziali datori di lavoro […]. Dato ancora più inquietante è che a fronte del numero esorbitante di domande di nulla osta, solo una percentuale minima degli stranieri che hanno ottenuto il visto per ragioni di lavoro in base al “Decreto Flussi” ha poi effettivamente sottoscritto un contratto di lavoro”.

Meloni prosegue, parlando di infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione delle domande, “verosimilmente dietro pagamento di somme di denaro (secondo alcune fonti, fino a 15.000 euro per ‘pratica’)”.

Ben svegliata, Giorgia!

Se siamo tutti d’accordo che c’è qualcosa che non va, potremmo cercare di capire cosa proprio non funzioni. E forse dovremmo cominciare ad ammettere che il meccanismo di ingresso di lavoratori e lavoratrici stranieri in Italia è fuori dal mondo: l’imprenditore che ha bisogno di personale dovrebbe fare richiesta di assunzione per Tizio o Caio (indicando proprio i nomi e cognomi), cioè di persone che in quel momento – sulla carta – vivono a decine di migliaia di km di distanza e che – sempre sulla carta – non ha mai conosciuto e di cui non conosce minimamente la capacità lavorativa (se non quella che risulta dal curriculum).

Quale imprenditore assumerebbe in questo modo? Nessuno. E infatti è quello che succede. Nessuno assume sulla base di questo meccanismo. Tutti fanno finta che le cose procedano secondo quanto prescritto dalla legge; tutti fanno finta di non vedere quello che ci sbatte in faccia la realtà della vita quotidiana. Cioè questo: in assenza di reali canali regolari di accesso, i lavoratori e le lavoratrici stranieri sono costretti a entrare (o a rimanere, dopo essere entrati regolarmente con permesso breve) in maniera irregolare. Ed è da “irregolari” che vengono assunti. Finendo così succubi di un sistema di sfruttamento che si compone di lavoro nero, paghe da fame, condizioni schiavistiche. I lavoratori stranieri irregolari costano poco, sono altamente ricattabili e producono tanto. Per la gioia dell’imprenditore-sfruttatore.

E arriviamo al processo di “regolarizzazione”: il lavoratore non può far altro che aspettare il decreto flussi. A quel punto dovrà convincere colui che lo sfrutta – il “prenditore” di turno – a fare domanda di assunzione, facendo finta che il dipendente risieda in quel momento all’estero. Anche questo passaggio non è gratuito e al lavoratore convincere l’imprenditore può costare migliaia di euro.

È questo il meccanismo di cui dovremmo parlare oggi. È questo il sistema malavitoso e criminale che sfrutta leggi che sembrano scritte appositamente per costruire da una parte l’irregolarità dei lavoratori e delle lavoratrici e, dall’altra, un enorme potere di ricatto e ampi margini di profitto per gli imprenditori.

Meloni, nella sua ansia di trovare l’asso che le permetta un balzo ulteriore alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno, in realtà apre un vaso di Pandora. Perché, pur non volendolo, permette di rimettere la questione migranti sui piedi. Il centrosinistra da anni considera la questione solo nella sua dimensione umanitaria. Vite da salvare. Dimenticando del tutto che i/le migranti sono in primis fratelli e sorelle lavoratori e lavoratrici, che condividono con noi lo sfruttamento cui è sottoposta la maggioranza della gente. Lottare insieme per ridurre i margini di ricattabilità, per il miglioramento delle condizioni materiali e dei diritti, non è “aiutare” un soggetto altro da sé, ma noi stessi. Il nostro presente e il nostro futuro.

Per questo è essenziale mettere mano alla Bossi-Fini. Ma in una direzione completamente opposta a quella che pare voglia intraprendere il governo. La questione non è permettere di far entrare regolarmente in Italia solo chi ha già in tasca un contratto di lavoro, ma eliminare il vincolo tra permesso di soggiorno e lavoro. Ai lavoratori e alle lavoratrici stranieri dovrebbe essere permesso arrivare in Italia per cercarlo, il lavoro, che è esattamente quanto già succede, nella realtà, oggi.

La direzione di marcia per chi voglia migliorare le condizioni di vita di chi lavora è l’eliminazione degli strumenti normativi che tengono in condizione di subordinazione una componente essenziale della classe lavoratrice che già abita le nostre città e con cui condividiamo la fatica quotidiana, che sia un rullo in un magazzino della logistica, un telaio in una fabbrica tessile, una zappa in una campagna del Sud o del Nord del Paese.



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di Giuliano Granato
www.ilfattoquotidiano.it
2024-06-06 14:17:12 ,

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