Monfalcone, musulmani al Tar contro la sindaca che vieta la preghiera

Monfalcone, musulmani al Tar contro la sindaca che vieta la preghiera

Monfalcone, musulmani al Tar contro la sindaca che vieta la preghiera



L’accanimento unilaterale verso la comunità musulmana del comune di Monfalcone diventa adesso una battaglia da disputarsi tramite il Tar. Attraverso i propri legali, i referenti dei due centri culturali islamici della cittadina friulana hanno depositato un ricorso per chiedere la sospensione dell’ordinanza comunale che aveva vietato loro la preghiera.

L’ordinanza anti Islam

L’ordinanza emessa dal Comune lo scorso 15 novembre sanciva, di fatto, il divieto preghiera comunitaria per i cittadini musulmani, chiudendone i due centri culturali. La motivazione era che il Darus Salaam di via Duca d’Aosta e il Baitus Salat di via Don Fanin non fossero ufficialmente luoghi di culto. Ma Monfalcone è priva di Moschee e anche la richiesta di poter pregare in altri luoghi pubblici era stata loro negata. L’unica possibilità concessa dopo l’ordinanza, quindi, è di pregare privatamente, all’interno delle proprie abitazioni.

Il ricorso al Tar

Pochi giorni dopo, il 23 dicembre scorso, la comunità musulmana si è riunita in una partecipata manifestazione indetta in protesta all’ordinanza: circa ottomila persone, tra cui alcuni fedeli arrivati da altre regioni d’Italia.

Il 14 dicembre, come riporta il Piccolo, rivendicando il diritto di associazione e la libertà di culto previsti dalla Costituzione, le due comunità hanno presentato ricorso con richiesta di sospensiva contro l’ordinanza dirigenziale del Comune,

Le altre ordinanze

Dietro le ordinanze anti-Islam c’è la sindaca leghista Anna Cisint, già nota per le continue dichiarazioni pubbliche contro la numerosa comunità musulmana della città. A luglio dello scorso anno aveva dato battaglia al burkini in spiaggia, adducendo alla “tutela dell’interesse generale della città e dei concittadini”. In una lettera inviata alle comunità musulmane, veniva manifestato il disappunto dell’amministrazione e si pretendeva l’utilizzo dei costumi da bagno.

Insieme al divieto di preghiera, l’altra minaccia, ancora inattuata, è di proibire il velo alle centinaia di donne musulmane che vivono sul territorio comunale.



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[email protected] (Redazione Repubblica.it) , 2024-01-14 19:23:11 ,www.repubblica.it

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