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di Maria Teresa Meli

L’ipotesi di candidare l’insegnante in carcere a Budapest tramontata. Ma secondo il codice etico rilanciato da Schlein dopo gli scandali in Puglia, Salis non poteva essere candidata a priori

Per due (o erano tre?) settimane si fatto
una gran parlare dell’intenzione della dirigenza del Partito democratico di candidare Ilaria Salis alle Europee.
Se ne discusso anche troppo e questo, forse, andato a nocumento dell’attivista italiana. Nel frattempo, mentre in Ungheria Salis veniva esposta in catene davanti alle telecamere, nel Pd ci si divideva tra chi sponsorizzava una sua candidatura e chi la riteneva assai poco opportuna.

La notizia stata poi, se non archiviata, messa prudentemente a bagnomaria. E tra i dem a farla da protagonista da qualche giorno un altro argomento: il codice etico per i candidati. Come rafforzarlo, magari introducendo nuove e pi stringenti regole? Ovviamente si molto litigato anche su questo argomento. Il Pd un codice etico lo ha sin dal 2008, anno in cui il nuovo partito guidato da Veltroni ebbe il suo battesimo elettorale.

Secondo quel testo,valido per ogni elezione, non possono essere candidati coloro nei cui confronti, alla data della pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia stato emesso un decreto che dispone il giudizio o emessa misura cautelare personale non annullata in sede di impugnazione. Insomma, in virt di quel codice, Salis non potrebbe essere candidata. Forse la…



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di Maria Teresa Meli
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2024-04-10 20:27:50 ,

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