Stefano Tacconi cammina: “Quindici giorni fa ho buttato carrozzina e stampelle. In ospedale guardavo le vecchie partite della Juve” – Calcio

Stefano Tacconi cammina: “Quindici giorni fa ho buttato carrozzina e stampelle. In ospedale guardavo le vecchie partite della Juve” – Calcio

Stefano Tacconi cammina: “Quindici giorni fa ho buttato carrozzina e stampelle. In ospedale guardavo le vecchie partite della Juve” – Calcio



È entrato nello studio di Verissimo camminando, Stefano Tacconi, come aveva promesso un mese fa alla conduttrice Silvia Toffanin. “Che fatica, ma va bene così adesso. È stato un bel Natale, con tutta la famiglia siamo stati ospiti di un amico in un ristorante molto carino. Sto meglio – ha raccontato l’ex portiere di Juventus e Nazionale, colpito da un’ischemia cerebrale nell’aprile del 2022 –, anche se ancora non è la vita di prima, una gamba non mi funziona ancora bene. A febbraio vediamo se mi opererò, deve sciogliersi una vena che è chiusa in tre punti. Non mi ricordo quando è arrivata la trombosi, forse durante il coma. Valuteremo insieme ai dottori la cosa migliore da fare”.

Tacconi: “Ho smesso di bere e fumare”

Prima che in studio entrassero i suoi due figli maschi, Andrea e Alberto (ha anche due figlie, Virginia e Vittoria), Tacconi ha spiegato che “lo spirito è sempre lo stesso, combattivo come in campo. È tutto faticoso, ma lotto. Faccio tanto sport. Mi commuovo più facilmente di prima, vedo la vita in modo diverso perché mi è passata davanti e dei medici bravissimi mi hanno ripreso per i capelli. Avevo tirato un po’ troppo la corda, bisogna ascoltare più il proprio fisico e assecondarlo. Mia moglie e mio figlio Andrea – ha scherzato – sono i miei badanti. Non fumo e non bevo più. La riabilitazione fa male, ma combatto. Una mattina mi sono svegliato e ho deciso di mollare carrozzina e stampelle, è successo 15 giorni fa”.

Tacconi: “Ho riguardato le partite della vecchia Juve”

L’ex portiere ha parlato anche del lungo periodo di riabilitazione. Soprattutto della prima fase, quella in ospedale: “Quando vedi le altre persone che sono lì, e che stanno peggio di te, ti rendi veramente conto che l’hai scampata bella. Riguardavo le vecchie partite della Juventus, mi davano la carica. Fare il portiere è un mestiere stressante, se sbagli ti fischiano in 80-90 mila. Meno male che in carriera sono stato spesso bravo, rivedermi tra i pali mi ha aiutato”.



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