Taylor Swift per i complottisti è uno strumento per la rielezione di Biden: tesi ridicola

Taylor Swift per i complottisti è uno strumento per la rielezione di Biden: tesi ridicola

Taylor Swift per i complottisti è uno strumento per la rielezione di Biden: tesi ridicola


Se Ronald Reagan e Volodymyr Zelensky, due attori, sono diventati presidenti nei rispettivi paesi, nessuno mette più in dubbio che la cultura pop ormai influenzi, anzi determini, il corso delle vicende politiche e della storia. Anche la marcia di Donald Trump verso la Casa Bianca fu favorita dallo status di celebrità che l’uomo dai capelli arancioni aveva guadagnato come star dei reality tv.

L’ultimo esempio dell’intersezione tra politica e cultura pop, in quest’America preda di pericolose convulsioni (che poi dilagano ovunque) ha tutti gli ingredienti di una telenovela tra politica, potere, denaro, fama. Però è maledettamente reale. Si parte dalla relazione tra la superstar della musica, Taylor Swift, e il giocatore di football dei Kansas City Chiefs Travis Kelce. Questa settimana la loro storia d’amore ha preso una svolta inaspettata, dopo che i Chiefs sono ascesi alla finale del Super Bowl. Il che ha scatenato una valanga di teorie della cospirazione fresche di conio. Cospirazione politica. Che lambisce il super match di novembre tra Biden e Trump per la conquista della Casa Bianca.

Migliaia di post sui social hanno alimentato voci infondate (crederci significa auto-proclamarsi individui a basso QI). Principale rumor: Taylor Swift sarebbe strumento di una delle tante PsyOp (psychological operations) orchestrate dal Pentagono. Lei e il suo fidanzato due volte campione del Super Bowl sono ‘risorse chiave’ in un complotto segreto per aiutare il presidente Biden a essere rieletto a novembre. Un’altra variante dice che la vittoria dei Chiefs è stata truccata come parte essenziale del piano per arrivare alla finalissima dell’11 febbraio a Las Vegas.

Fox, la tv di Rupert Murdoch importante nell’elezione di Trump del 2016, ha un ruolo anche stavolta. Nella puntata del 9 gennaio del suo programma, il conduttore di Fox News Jesse Watters ha riprodotto la clip di una conferenza organizzata dal Centro di eccellenza per la difesa informatica cooperativa della Nato, in cui Swift viene definita una “potente influencer” (Ferragni docet). E da lì ha poi collegato diversi punti disparati in via del tutto arbitraria. “È vero – ha detto il giornalista – l’unità PsyOp del Pentagono ha proposto alla Nato di trasformare Taylor Swift in una risorsa per combattere la disinformazione online”.

Cosa avrebbero dovuto fare i militari del ministero della Difesa, se non smentire? Il che è avvenuto. Eppure quell’abbozzo di teoria della cospirazione inventata su due piedi da Watters ha dato la stura a un’ondata di post, tutti uguali, su piattaforme come X/Twitter, Reddit e Telegram. Il mantra veicolato da personaggi noti e meno noti della alt-right: “Swift è una PsyOp del Pentagono”.

Le false affermazioni sulla cantante in vetta alle classifiche (country, pop, indie folk – con il suo Eras Tour per la prima volta nella storia della musica supera la cifra record di 1 miliardo di dollari) sono di natura così estrema e folle che il sistema politico e istituzionale degli Stati Uniti sarà messo a dura prova dalla potenza travolgente che simili teorie del complotto, amplificate a dismisura dai social e dall’ignoranza dilagante, possono avere sulla politica e sulle elezioni. Fenomeno virulento destinato a non andare via (e l’intero Occidente soffre della stessa malattia).

I gestori della campagna per la rielezione di Trump cercano così di motivare decine di milioni di seguaci del movimento Maga (Make America Great Again). Obiettivo: fermare l’effetto dirompente che la cantante può avere sul voto di novembre. Ma le tesi cospirazioniste sono talmente ridicole (rispetto, ad esempio, a grandi classici del complottismo come l’odio contro George Soros) che rivelano una spaccatura ormai insanabile tra chi crede e chi non crede, tra establishment e popolo, tra apocalittici e integrati (Umberto Eco lo predisse 60 anni fa).

La verità è che in democrazia l’onda lunga delle manipolazioni va canalizzata in concreto, a fini elettorali. Altrimenti è vana. Ogni colpo basso diventa così lecito, sapendo di poter far leva su masse di cittadini/elettori facilmente manipolabili da tv e social media. Triste? Sì, molto. Ma è la realtà.

In questo specifico caso il cospirazionismo rivela, a destra, il terrore che qualcuno famoso come Taylor Swift possa influenzare la corsa alla Casa Bianca. Se lei spingesse il suo esercito di fan a votare – evitando l’astensione – e soprattutto se alla fine sosterrà pubblicamente Biden come ha fatto alle elezioni del 2020 (secondo un sondaggio pubblicato da Newsweek, il 18% degli elettori potrebbe essere influenzato da un endorsement della star).

Il gioco quindi è scoperto, altro che cospirazione. Il recente diluvio di post contro la 34enne celebrità della musica – compreso il deepfake porno apparso su X con l’hashtag ‘Taylor Swift AI’ – è un plateale tentativo di attenuare preventivamente l’impatto della sua incredibile popolarità, screditandola.

Ciò detto, in chi sorveglia l’America con un minimo di razionalità, la sgradevole sensazione, basata su fatti ed eventi accaduti più che su opinioni, è che il mondo sia sempre più ingestibile, se la superpotenza n.1 veicola al resto della comunità internazionale segnali a così alto tasso di schizofrenia. Gli Stati Uniti stanno superando il segno? La politica americana è fuori controllo? Voci, complotti sui social e cospirazioni ordite da centri occulti (la Cia, il Pentagono, il Deep State, la Nfl) per far eleggere un presidente vecchio invece di un altro ancora più vecchio, potrebbero finire per avvantaggiare i nemici sistemici di Washington e dell’Occidente. In Cina, Russia e democrature assortite, nulla che assomigli al complotto Swift-Biden è consentito.



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di Luca Ciarrocca
www.ilfattoquotidiano.it
2024-02-02 17:03:49 ,

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