Letizia Bonelli

C’è una donna che viene tradita
e non sanguina fuori,
sanguina dentro, in silenzio,
con una grazia che somiglia alla resa.
Dice che lui sta male,
dice che non è colpa sua,
dice che è una fase, una fragilità, una caduta dell’anima.
dice tutto, tranne la cosa più vera: mi ha ferita.
Così nasce una menzogna elegante,una menzogna che profuma di amore
e sa di autoannientamento.
Ma c’è un punto oltre il quale ogni giustificazione diventa una falsificazione morale.
Quando il tradimento non è uno scivolone, ma una ripetizione,
quando non è una relazione parallela, ma molte.
Quando non è una caduta, ma un sistema,lì non siamo più davanti a una fragilità,non è una crisi,non è una “malattia”.
È perversione,
perché la perversione non è il desiderio, é l’uso dell’altro come oggetto.
È la moltiplicazione delle menzogne.
È il piacere di sentirsi al centro mentre si svuotano le persone intorno.
Chiamarla malattia è un insulto a chi soffre davvero,
chiamarla debolezza è un favore a chi sceglie,
chiamarla amore è una violenza semantica.
La filosofia lo dice con crudezza:
quando togli la responsabilità, togli l’umano e senza responsabilità non c’è etica,
solo istinto travestito da alibi.
Quella donna che giustifica non lo fa per bontà,lo fa per restare,
per non guardare il vuoto che si aprirebbe se ammettesse
che non è stata tradita una volta,
ma sistematicamente cancellata.
Qui la parola vittima comincia a tremare,
perché la vittima che difende il carnefice
finisce per custodire il coltello.
Non urla,non accusa,amministra il silenzio
e nel silenzio, lentamente, scompare.
Il vittimismo non è pianto
é anestesia,
è la scelta di restare immobili mentre il confine viene superato
ancora e ancora e ancora.
E il plagio non arriva sempre dall’esterno a volte nasce dentro,
quando per sopravvivere inizi a riscrivere la realtà
in una lingua meno dolorosa.
Ti dici che sei forte perché resisti, ma resistere a ciò che ti distrugge non è forza, è assuefazione.
C’è un momento preciso uno solo
in cui una donna tradita diventa davvero pericolosa,
non quando se ne va,
ma quando smette di sentire.
Perché chi giustifica la perversione
finisce per normalizzarla e chi la normalizza la trasmette.
L’etica non chiede sacrifici eroici, chiede verità,
chiede di chiamare le cose con il loro nome,
anche quando quel nome fa paura.
Il tradimento seriale non è una patologia,è una scelta reiterata, é potere é disprezzo mascherato da fragilità.
E l’amore quello vero
non chiede mai di chiudere gli occhi
né di mentire a se stesse.
L’amore non è una diagnosi, non è una giustificazione,
non è una religione del perdono unilaterale.
L’amore vero ti vuole intera,
presente,
lucida e il giorno in cui una donna smette di proteggere chi la ferisce
non diventa dura,
non diventa cattiva,
non diventa cinica, diventa reale e la realtà, quando arriva,
fa male, ma salva.
















