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Dal red carpet e
dai riconoscimenti di Venezia alla realtà dura di Castel
Volturno (Caserta), con le sue quotidiane ingiustizie e i
ricordi cruenti come la strage camorristica dei ghanesi, il
passo per Mamadou – ha ispirato con la sua vicenda personale il
film Leone d’Argento “Io Capitano” di Matteo Garrone – è stato
breve e piuttosto semplice; “perché prima da ‘capitano’
improvvisato di un barcone di migranti, oggi da consapevole
mediatore culturale e attivista del Centro sociale Ex
Canapificio di Caserta, il mio posto – dice Mamadou, nome per
esteso è Kouassi Pli Adama Mamadou – è sempre stato a fianco dei
tanti stranieri e delle loro storie umane di sofferenza e
sfruttamento, di chi ha avuto il coraggio e la voglia di
rimettersi in gioco, lasciare casa e venire in un altro paese
per vivere una…
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