Il leader su Fedriga anti no vax: «Rispettiamo ogni idea». Scontro anche con il Ppe sul gruppo unico: «L’Europa non conta niente, il centrodestra dovrebbe unirsi»
A Roma le vistose assenze dei deputati al momento del voto finale di conversione del secondo decreto sul green pass costringono il capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari, a respingere con veemenza i numeri: «Basta con le insinuazioni pretestuose, gli assenti erano in missione o in malattia». A Milano, dove celebra il passaggio del presidente del Consiglio regionale, Alessandro Fermi, di un consigliere, Mauro Piazza, e dell’ex presidente della Provincia di Lecco, Daniele Nava, tutti di Forza Italia nelle file del partito, il segretario della Lega, Matteo Salvini, rivendica invece la libertà dei parlamentari. «Siamo in democrazia, non in un regime». Che tra gli assenti ci fossero anche i due vicesegretari, Crippa e Fontana, alimenta sospetti e veleni.
Il mix di sensibilità diverse, sul tema vaccini, e contrapposizioni strategiche, accese dalla competizione elettorale imminente, mostrano una
Lega di nuovo divisa
. Ma i
contrasti si riflettono anche sulla tenuta della coalizione di centrodestra. A Montecitorio, dopo le defezioni del giorno prima, al momento conclusivo della fiducia sul green pass, i voti del Carroccio mancanti sono 63 su 132, poco meno della metà. Considerati i 12 in missione, 51 risultano assenti ingiustificati.
Per il capogruppo
non è la foto dell’area dei deputati della Lega contrari ai vaccini. In linea con la rappresentazione che del partito dà Massimiliano Fedriga
, governatore del Friuli-Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni: «Nella Lega non c’è spazio per i no vax».
Invece è proprio Salvini a riallargare la faglia: a una domanda sulle dichiarazioni di Fedriga e sull’uscita dalla Lega di Francesca Donato, risponde: «La Lega è un movimento democratico con decine di amministratori locali e milioni di consensi. Ogni idea è rispettata e rispettabile». E poi torna a minimizzare l’addio dell’eurodeputata no vax, rispetto a ulteriori passaggi nelle fila del partito che guida: «Se qualcuno non è a suo agio e lascia, gli auguro le migliori fortune. Ma se esce un’europarlamentare ed entrano 30 sindaci a settembre, sono un uomo felice».
Un sentimento, evidentemente, non ricambiato dagli alleati, parecchio irritati per quella che chiamano la campagna acquisti di Salvini. Con una tempistica «assolutamente incomprensibile, a dieci giorni dal voto», fanno trapelare esponenti di Forza Italia. Fonti parlamentari raccontano che Berlusconi avrebbe parlato personalmente con Fermi nel tentativo, fallito, di trattenerlo. La tensione tra alleati è così alta che l’evento elettorale a Milano dei tre leader è a rischio.
E non sono soltanto i cambi di dimoracca a provocare dissapori con gli alleati centristi. Antonio Tajani gela il disegno di Salvini sul gruppo unico all’Europarlamento. «Impossibile dialogare con Afd e Le Pen perché sono contro l’Europa». L’euroscetticismo leghista è ancora uno stigma, come sembrano confermare le parole di Manfred Weber: «Il Ppe crede in un’Europa forte e unita».
La controreplica, sferzante, del capo del Carroccio è tutta rivolta al capogruppo tedesco dei popolari: «Fossi in Weber, più che di Salvini, mi preoccuperei di vincere le elezioni di domenica in Germania. Se dopo 15 anni, i Weber di turno che prendono i voti a destra e poi governano con la sinistra in Germania e in Europa, vengono mandati a dimora dagli elettori, forse il problema è un centrodestra ambiguo. L’ Europa in questo momento fa ridere, non contiamo un fico secco da nessuna parte. Io continuo a credere che le forze di centrodestra dovrebbero unirsi».
22 settembre 2021 (modifica il 22 settembre 2021 | 22:53)
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Adriana Logroscino , 2021-09-22 20:53:41
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