Come può testimoniare Wired, la piattaforma già blocca siti che esondano dal perimetro dello sport propriamente detto. In una denuncia depositata da Sky contro un sito che trasmetteva illegalmente partite della Uefa Champions League, finisce allegato un lungo elenco di risorse da abbattere, tra cui decine di siti di streaming e cinema che, molto probabilmente, oltre allo sport distribuivano serie tv e film. Un’anticipazione di quella che sarà la fase due di Piracy shield. Il sito, registrato a Reykjavik, in Islanda, da una persona ignota, si appoggiava come servizi di hosting a Voxility, gruppo che fornisce anche servizi contro attacchi ddos (distributed denial of service) attraverso server installati a Bucarest, in Romania, per conto della società Superhub di Hong Kong.
Il tema delle indagini
però, in una comunicazione che Agcom ha mandato agli Isp il 24 settembre, per annunciare il protocollo su Piracy shield siglato venti giorni prima con la Guardia di finanza e la Procura di Roma per stabilire un flusso continuo di informazioni per indagini a carico di chi trasmette contenuti online senza averne diritto, ma anche per multare chi quei contenuti li guarda, e che Wired ha potuto visionare, si legge che l’autorità condividerà i dati ricevuti “dai titolari o licenziatari dei diritti o dalle associazioni di gestione collettiva o di categoria alla quale il titolare o licenziatario del diritto abbia conferito mandato”. Un riferimento a enti come Siae, la società di raccolta del diritto d’autore che si occupa di editoria, musica e cinema.
Sarebbe solo un grosso gioco a guardie e ladri online (i pirati che usano un Ip, Piracy shield lo blocca, gli altri saltano altrove, Agcom sblocca e ri-blocca e così via), se non fosse che di mezzo ci stanno andando centinaia di piccoli siti, che non vengono informati dell’oscuramento ma che hanno solamente cinque giorni per fare ricorso. Altrimenti restano offline.
Non solo. Gli emendamenti al dl Omnibus non limitano le responsabilità dei fornitori di servizi online al solo streaming illegale. La segnalazione all’autorità per “presunte condotte illecite” riguarda anche i reati agli articoli 615-ter e 640-ter del codice penale. Ossia l’accesso abusivo a un sistema informatico e la frode informatica. Ciò significa che se veramente qualcuno si aspetta che si osservi alla lettera la legge, le procure potrebbero trovarsi sepolte non tanto dai 10 miliardi di url ventilati da Google, ma sicuramente da una mole di segnalazioni sufficiente a mandarle in tilt. Trasformando la crociata di Forza Italia e Fratelli d’Italia contro il pezzotto in una valanga di carta, destinata a rimanere tale. Secondo alcune interpretazioni, la norma potrebbe anche essere in contrasto con il regolamento europeo sulla neutralità della rete, che tutela l’accesso equo alla rete impedendo di fatto che un servizio web possa pagare per essere erogato in modo più veloce. Ma bisognerà dimostrarlo.
Quanta roba c’è nelle white list di Piracy shield
Ironia della sorte, fin dagli albori dell’avventura Piracy shield, sia i rappresentanti degli internet service provider sia Agcom annunciavano una luna di miele di fatto. Da un lato si sarebbero dovuti rigorosamente rispettare i limiti imposti, dall’altra si ventilava l’ipotesi che addirittura gli Isp avrebbero ricevuto contributi in denaro a fronte dell’aggravarsi delle loro mansioni. Come detto, i limiti sono saltati unilateralmente, alla faccia degli Isp. Dall’altra, non sembrano esserci soldi all’orizzonte per compensare la mole di lavoro che ciascuna azienda ha dovuto sobbarcarsi. “Iniziativa irresponsabile che, nel solo interesse della lobby del calcio, calpesta gli operatori, l’Autorità e l’ecosistema internet”, ha tuonato nelle scorse ore contro gli emendamenti al dl Omnibus Giovanni Zorzoni, presidente dell’Associazione italiana internet provider. Evidentemente la luna di miele è finita.
Novità anche sulle consultazione dell’Agcom che serviranno anche a capire se vanno aggiornate le liste di risorse online che Piracy shield non deve assolutamente spegnere. Dal 16 ottobre diventa legge in Italia la Nis2, la direttiva europea che aggiorna le regole comunitarie sulla sicurezza informatica e le estende a un maggior numero di operatori. E questo potrebbe comportare un impulso dell’Acn a iscrivere nuovi nomi nelle liste di Ip che la piattaforma antipirateria non può abbattere. Per la prima volta Wired è in grado di fornire il numero di elementi nella white list di Piracy shield: secondo quanto riferito da fonti interne ad Agcom, sono 11mila.
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di Raffaele Angius, Luca Zorloni www.wired.it 2024-10-11 13:49:00 ,