Una donna finita in una storia di mafia come coprotagonista non può essere una buona madre, è una pesante ipoteca sul futuro dei suoi figli. C’è il concreto rischio che trasmetta la subcultura di cui è ancora intrisa l’organizzazione Cosa nostra. Ecco perché il tribunale per i minorenni di Palermo ha accolto l’istanza avanzata dalla procuratrice Claudia Caramanna per Martina Gentile, finita ai domiciliari all’inizio di dicembre con l’accusa di favoreggiamento nei confronti del boss Matteo Messina Denaro: per la giovane è scattata la sospensione della responsabilità genitoriale, i giudici hanno anche disposto che faccia un percorso di recupero, partecipando ad attività di formazione organizzate da associazioni antimafia.
repubblicawww@repubblica.it (Redazione Repubblica.it) , 2024-01-21 01:00:00 ,palermo.repubblica.it