Roma, 18 novembre 2022 – È sempre più vicino il ritorno della zona gialla in Italia. E se il sottosegretario alla Salute Andrea Costa a Un Giorno da Pecora su Radio 1 anticipa che “Non ci dovrebbero essere cambiamenti” la prossima settimana, la questione pare ridotta a una manciata di decimali. Soprattutto per il Friuli-Venezia Giulia che ormai ‘vede’ il girone. In base all’ultimo aggiornamento Agenas (18 novembre) la zona gialla è praticamente nei numeri. Le terapie intensive sono oltre soglia mentre i ricoveri sul limite esatto (15%). Il decreto dice che per cambiare fascia bisogna essere sopra il 15%. I dettagli dei dati (ovvero i decimali) al momento non sono noti. La sensazione, viste anche le parole di Costa, è che la regione possa restare bianca. Il verdetto definitivo arriverà domani: dipenderà anche da quali numeri prenderà in esame la cabina di regia, chiamata a decidere sul cambio colore delle regioni. Ultimamente il monitoraggio ha preso in esame i dati fino al giorno precedente, ovvero al giovedì. Vero che in passato ci si è riferiti in più occasioni alle rilevazioni del martedì (e in quel caso l’Italia resterebbe tutta bianca, senza dubbio), ma non è una regola scolpita nella pietra. Detto che l’incidenza ha ormai sforato quota 50 un po’ dovunque (restano al di sotto solo Molise, Puglia, Basilicata e Sardegna), l’attenzione è concentrata dunque sulle ospedalizzazioni. Per la prima volta dopo mesi, una regione rischia il passaggio di fascia già da lunedì. Se l’Alto Adige dopo il bollettino di oggi pare ormai ‘salvo’, per il Friuli-Venezia Giulia il nodo si risolverà solo nelle prossime ore.
Bollettino Covid del 18 novembre
Sommario
Parametri e soglie sono ormai note: per finire in zona gialla (qui le regole) bisogna avere un’incidenza settimanale sopra i 50 casi ogni centomila abitanti e serve che si verifichino entrambe le seguenti condizioni: occupazione dei posti letto in terapia intensiva sopra il 10% e quella in area medica oltre il 15%. Per quanto riguarda il passaggio in zona arancione, invece, questo avviene se, con un’incidenza superiore ai 150 casi per 100mila abitanti, si verificano entrambe le seguenti condizioni: terapie intensive occupate oltre il 20% e ricoveri in area medica sopra il 30%.
Salvo clamorosi colpi di scena e impennate dell’ultimo minuto, la quasi totalità dell‘Italia resterà ancora in zona bianca, almeno fino a lunedì 29 novembre. La situazione nel nostro Paese è in peggioramento, dubbi non ce ne sono: lo certificano i report Gimbe e i bollettini Covid quotidiani (ieri è stata sfondata la soglia ‘psicologica’ dei 10mila contagi giornalieri). Ma siamo ancora lontani dai livelli di nazioni come Germania e Austria dove il virus dilaga e si stanno già prendendo severe contromisure. I virologi stimano che, da noi, si possa arrivare a 30mila contagi al giorno entro fine dicembre. Al momento la decisione su eventuali nuove restrizioni non è ancora stata presa. Potrebbe arrivare il mese prossimo, ma dipenderà dall’andamento dell’epidemia. Le Regioni sono in pressing da alcuni giorni sul Governo, chiedono che le misure valgano solo per i non vaccinati. Anche se oggi il governatore delle Marche, Franceso Acquaroli dice di non ritenere “utili” provvedimenti mirati a chi non è vaccinato. Rischierebbero, sostiene, di creare “altre tensioni e divisioni tra chi è vaccinato e chi non lo è”. Nell’esecutivo c’è chi la pensa diversamente. Il sottosegretario alla Salute Costa, lo stesso che ha dichiarato che l’Italia resterà bianca anche la prossima settimana, guarda avanti e ragiona su un trend che appare inesorabile. “Qualora ci dovesse esser il cambio di un colore, e qualche regione dovesse diventare arancione, dato che questo colore prevede anche misure come la chiusura dei ristoranti alla sera, credo che tutto sommato vada valutato tenere aperte attività solo per chi si è vaccinato”, dice. “Non possiamo permettere che una minoranza in qualche modo ostacoli il percorso di tutto il Paese”, aggiunge. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio nel pomeriggio precisa: il lockdown per non vaccinati “oggi non è oggetto di decisione, ci sono governatori che l’hanno proposto, ma lo schema di lavoro è che deve essere la comunità scientifica a dirci cosa fare”. E ancora: “Bisogna andare avanti con le vaccinazioni. Il tema non è neanche l’obbligo di vaccini, il tema è la terza dose”. Nel frattempo, a margine della conferenza Stato-Regioni, il ministro degli Affari Regionali Mariastella Gelmini dichiara che “Il governo è ovviamente disponibile a mettere in agenda a breve un tavolo di confronto”, accogliendo così la richiesta dei governatori che vorrebbero un incontro urgente su Green pass e nuove misure.
Il tempo stringe, a scandire il conto alla rovescia è il presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri, Alessandro Vergallo. “Se non verrà applicata in modo stringente la norma sul green pass e non si incentiveranno le terze dosi, potremmo raggiungere una situazione drammatica nel giro di un mese e mezzo circa in tutto il Paese”, dice. E lancia un appello: “Chiediamo che la durata del green pass sia 6 mesi, dato il calo di efficacia del vaccino dopo tale periodo”.
Il destino del Friuli Venezia Giulia, principale indiziata da settimane per il cambio di fascia, è appeso a un filo. La regione è sull’orlo della zona gialla: l’incidenza è a quota 288, le terapie intensive (dati Agenas aggiornati al 18 novembre) hanno sforato da tempo la soglia (13%, in calo rispetto a 24 ore fa%), mentre i ricoveri sono esattamente sul punto critico (15%). Gli ultimi numeri che arrivano dal bollettino del 18 novembre: le terapie intensive calano oggi di due unità, mentre l’area medica sale di 11. L’aggiornamento Agenas non scioglie il dilemma: quel 15% in area medica, fosse esattamente sulla soglia, vorrebbe dire restare in zona bianca. Ma basta qualche decimale in più per rimettere tutto in discussione. La regione si aggrappa alle parole di Costa e all’eventualità, non remota, che la cabina di regia prenda in esame i dati del martedì o comunque non si basi sugli ultimi numeri.
Situazione delicata anche per la Provincia Autonoma di Bolzano dove l’area medica è al 14% mentre le terapie intensive sono all’8% (in lieve calo ieri rispetto al martedì). Il bollettino di oggi riporta un calo di 1 posto occupato in terapia intensiva e un aumento di un’unità nei reparti ordinari. Segno che l’Alto Adige dovrebbe ‘salvarsi’ anche stavolta dalla zona gialla. Va detto che nel Bolzanino i posti letto nei reparti critici sono un numero ridotto rispetto ad altri territori, motivo per cui bastano pochi ingressi in rianimazione (o uscite) per far variare sensibilmente il valore. Il trend è però chiaro: il 12 novembre scorso i ricoveri in aera medica erano al 13%, le terapie intensive al 6%. Sette giorni prima eravamo al 12% e al 3%. Che sia la settimana prossima o quella dopo, un cambio di fascia sembra alle porte e rischia di compromettere la partenza della stagione sciistica. Per la Provincia Autonoma i risvolti sarebbero drammatici.
In generale, sono queste due le regioni più vicine alla zona gialla. Sotto controllo, ma da tenere monitorata, la situazione nelle Marche (9% TI e 7% area medica) e in Calabria (6% TI e 13% area medica). Il trend, in generale resta, in crescita. Secondo il report settimanale dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica sarebbero ben otto e regioni in uno scenario di rischio Covid. L’allarme è soprattutto focalizzato sulle aree del Nord Est: oltre a Friuli-Venezia e Giulia e PA di Bolzano, la progressione sarebbe allarmante in Veneto, Val d’Aosta, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria. L’indice tiene conto della quota dei nuovi positivi tra i testati, di incidenza dell’infezione, lo stress sulle terapie intensive, la mortalità e i non vaccinati. Va detto che i parametri, al momento, sono sotto controllo. In Veneto, ad esempio, dove oggi si registrano 1.603 contagi, a ieri le terapie intensive erano occupate solo al 5%, stesso tasso rilevato in Area Medica. Numeri più alti, ma sotto soglia, in Lazio (TI all’8% ricoveri al 9%). Ben lontane dai punti critici stabiliti dal Decreto Covid per il cambio colore Emilia-Romagna, Liguria, Campania e Valle d’Aosta (dove l’area medica è al 10%, ma le TI al 3%).
Intanto, la Sicilia annuncia ulteriori misure di prevenzione in prossimità delle festività natalizie. A prevederle una nuova ordinanza del presidente della Regione Nello Musumeci, adottata dopo la relazione dell’assessorato alla Salute. I provvedimenti sono in vigore da oggi fino al 31 dicembre. Dovranno sottoporsi all’esame, nei porti e aeroporti siciliani, anche i viaggiatori che arrivano dalla Germania e dal Regno Unito. Attualmente il controllo è già previsto per chi proviene, o vi abbia transitato nei 14 giorni precedenti, dagli Usa, Malta, Portogallo, Spagna, Francia, Grecia e Paesi Bassi. Viene introdotto l’obbligo di portare la mascherina sempre con sé e di indossarla anche in tutti i luoghi aperti al pubblico particolarmente affollati.
Le terapie intensive regione per regione (dati 17/11)
Abbandonando la zona bianca, tornano alcune restrizioni a cui gli italiani ormai non erano più abituati. Si ripropone l’obbligo di mascherine all’aperto. così come il limite di quattro persone a tavola in bar e ristoranti (a meno che non siano congiunti). Per cinema, teatri, concerti e musei la capienza scende al 50%, mentre restano chiuse discoteche e locali da ballo. Cambia anche la capienza per stadi e palazzetti, dove il numero di spettatori non può superare rispettivamente il 50% e il 35% al chiuso. Restano liberi gli spostamenti e non è previsto alcun coprifuoco.
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