Affitti troppo cari al Nord: i prof rifiutano il posto fisso

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Bologna — «Non ci dormo la notte. Dopo dieci anni di precariato avevo deciso, con la mia famiglia, di fare domanda al Nord e ho accettato la cattedra lontano da dimora. Una scelta di vita. Niente da fare».

Vanessa Giurdanella è maestra, ogni volta in una scuola e con alunni diversi a Modica, dove vive, in provincia di Ragusa, e non solo. In estate la decisione di trasferirsi, un posto di ruolo alla primaria finalmente, sebbene a 1.400 chilometri di distanza: insegnante a Castelcovati, nel Bresciano.

La vicepreside l’ha chiamata: «Volevo conoscerla, ma lei viene da fuori? Ah! Allora ci risentiamo dopo che ha trovato dimora». E il sogno si è infranto. «Ci siamo scontrati con la dura realtà — racconta — piccoli appartamenti da 600 euro, più 200 euro di spese, carissimi e comunque inadatti per noi che siamo in quattro, o risposte del tipo: non affittiamo a persone che non conosciamo. I nostri amici ce l’hanno confermato: c’è diffidenza. Nemmeno con le garanzie, niente. Inoltre non abbiamo trovato posto a scuola per mia figlia di 14 anni, avrei dovuto rivolgermi alle paritarie, altre spese. Insostenibile. Una delusione, aspettare qui una cattedra di ruolo è quasi impossibile, i posti sono davvero pochi al Sud. Io sono 23esima nelle Gae, ma ogni volta vengo scavalcata da chi ha la 104».

La storia di Vanessa, 40 anni, è emblematica. Nell’estate dei precari della scuola pesa il caro vita e alloggi introvabili se non a prezzi esorbitanti. E se già il trasferimento degli insegnanti dal Sud, dove ci sono, al Nord, dove si trovano le cattedre, era una strada poco praticata, ora è ancora più impervia. Meglio supplenti vicino a dimora che un posto di ruolo, ambito sì, ma inaccettabile: in tanti gettano la spugna.

Le chat e i social degli insegnanti sono calde dopo i primi risultati, deludenti, delle cosiddette chiamate “veloci” tra fine luglio e Ferragosto su posti di ruolo non assegnati per docenti da fuori provincia e regione. Sono sempre state un flop, ma stavolta pesa anche il fattore bassi-stipendi («come si fa a vivere fuori con 1300-1500 euro al mese?»), impoverimento del ceto medio, prezzi alle stelle, non solo degli alloggi.

I numeri in Emilia Romagna

In Emilia Romagna solo 17 insegnanti su 2.137 posti disponibili hanno accettato di trasferirsi. «È indubbio che il costo degli alloggi soprattutto nei grandi centri, sia insostenibile per un insegnante e finisce per disincentivare i docenti provenienti da altre regioni ad accettare posti di ruolo qui», osserva il direttore dell’ufficio scolastico Stefano Versari. Sul sostegno c’è la vera emergenza perché mancano gli insegnanti specializzati da immettere in ruolo, le università li devono formare ma i posti per il tirocinio sono di più al Sud che negli atenei del centro nord. All’Alma Mater, per dire, le domande per accedere ai percorsi di specializzazione sono state oltre mille, ma l’università ne prenderà 350.

La situazione in Veneto, Piemonte, Lombardia

In Veneto, su 1.312 posti di ruolo, che erano tutti sul sostegno, solo un docente ha detto sì per una cattedra a Belluno nella chiamata veloce. Poi c’è stata una seconda chiamata, cosiddetta “mini-call” per chi era in prima fascia Gps, e qui le cose sono andate un poco meglio. Ma i buchi rimangono. Secondo stime dei sindacati, in difficoltà a coprire i posti è il Piemonte e la Lombardia (1.700 i posti rimasti da coprire, solo il 18% coperto con la mini-call sul sostegno). I sindacati chiedono aiuti per chi si deve trasferire e di togliere il vincolo di rimanere per 3 anni. Rimane l’amaro il tam tam social: «Con due specializzazioni lavoro davanti dimora anche se precaria, non posso andare a fare la fame per tre anni in città carissime».



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[email protected] (Redazione Repubblica.it) , 2023-08-22 23:00:00 ,www.repubblica.it

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