Castellammare. Messaggi in codice dal carcere, indagini sulle lettere del boss Di Martino – Metropolisweb

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Le lettere che il boss Luigi Di Martino scrive dal carcere di Opera, dov’è recluso al 41-bis, contengono messaggi criptici e «riferimenti alle attività delittuose commesse sul territorio». A sostenerlo è il Tribunale di Sorveglianza di Milano che ha disposto il trattenimento delle missive scritte e ricevute dal boss del clan Cesarano, che da decenni gestisce gli affari illeciti tra la periferia nord di Castellammare e Pompei, con ramificazioni in tutta Italia.La settima sezione della Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Filippo abitazione, ha respinto due distinti ricorsi presentati dalla difesa di Luigi Di Martino, alias ‘o profeta, che lamentava l’infondatezza del provvedimento adottato dal magistrato di sorveglianza.Ma secondo i giudici non ci sono dubbi su quelle lettere, nella quali si riscontrerebbe «una sorta di codice di comunicazione tra detenuto e mittente». Dagli atti non emerge chi fosse il destinatario delle lettere inviate dal boss e soprattutto quali le frasi che avrebbero dettato sospetti. Ma è chiaro che ci sono approfondimenti in corso da parte degli investigatori, non poco preoccupati per il fatto che il boss anche dal carcere possa ancora dare ordini agli affiliati della cosca attualmente in libertà.C’è un precedente in tal senso, non di poco conto. Luigi Di Martino è stato condannato a 30 anni di carcere in Appello per l’omicidio di Aldo Autuori, l’imprenditore salernitano ammazzato nel 2015 all’esterno di un bar di Pontecagnano. La tesi dell’Antimafia è che quel delitto fu pianificato proprio in carcere dal boss del clan Cesarano, con il supporto dei veritici della cosca dei Mallardo, prima della sua scarcerazione.Tra le motivazioni del provvedimento dei magistrati di sorveglianza, inoltre, si fa riferimento ad attività delittuose commesse sul territorio, che verrebbero citate nelle lettere di Di Martino. Anche in questo caso i dettagli, che non vengono svelati, sono oggetto di approfondimento da parte degli investigatori.Il boss “profeta” è uno dei personaggi più influenti della cosca fondata dal padrino Ferdinando Cesarano e le inchieste condotte dall’Antimafia negli ultimi anni hanno svelato la sua voracità nella gestione degli affari illeciti, in particolare per quanto riguarda l’imposizione del racket agli imprenditori del territorio. Appena pochi giorni fa, la Dda di Salerno ha chiesto un nuovo processo per Luigi Di Martino, assieme ad altri 30 pregiudicati esponenti di diversi clan, per le estorsioni messe a segno alle ditte che operavano nel settore dei giochi con l’installazione di slot machine.Inoltre, l’inchiesta “Isaia” ha permesso di fare luce anche sulle operazioni messe in atto dal pluripregiudicato per riciclare i soldi sporchi.




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di Tiziano Valle
www.metropolisweb.it
2022-05-23 05:20:42 ,

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