DeSantis lancia la sfida a Trump per la nomination Repubblicana

DeSantis lancia la sfida a Trump per la nomination Repubblicana


Un debutto dalle grandi ambizioni, quello di Ron DeSantis. L’inconsueta chiacchierata su Twitter con Elon Musk, per rivolgersi a un’audience digitale (il magnate tech vanta 141 milioni di follower sul social media). Accanto a momenti più tradizionali, dal video di campagna elettorale alle interviste tv. Ancor più, è partita una serie di iniziative che può decretare i successi o i fallimenti della candidature alla dimora Bianca: la chiamata a raccolta, a Miami, dei grandi donatori; seguita da un tour di Stati e comizi da una costa all’altra del Paese. Tappe iniziali di un’offensiva sul campo che si preannuncia record: mobiliterà centinaia di milioni di dollari e arruolerà un’armata di 2.600 funzionari e militanti entro settembre.

DeSantis, governatore della Florida, non ha risparmiato nulla ai blocchi di partenza della sua corsa alla nomination repubblicana per la presidenza degli Stati Uniti. Anche perché il grande ostacolo si è subito fatto notare: l’altro grande pretendente, Donald Trump, finora avanti nei sondaggi nonostante scandali e processi. I collaboratori di Trump non hanno perso tempo nel mettere in dubbio carisma e leadership del rivale: «Una delle campagne più lontane dalla gente nella storia moderna», ha sentenziato il gruppo Make America Great Again.

DeSantis, a proprio credito, è in vantaggio sugli altri principali pretendenti, il senatore afroamericano Tim Scott e l’ex governatore della South Carolina Nikki Haley. E il suo obiettivo è chiaro: strappare a Trump la base radicale, decisiva nelle primarie del partito, accreditandosi quale fidato ultra-conservatore senza la pesante eredità dell’ex presidente. La chat su Twitter, nelle intenzioni, può servire a questo: era il mezzo di comunicazione preferito di Trump, prima che il tycoon migrasse sul proprio Truth Social.

E DeSantis conta su Musk, che ha spinto la sua candidatura pur indicando di voler restare al momento neutrale nella sfida tra repubblicani. Da quando ha rilevato la società di microblog il controverso magnate l’ha traghettata a destra, venendo accusato di aprire le porte a teorie complottiste e disinformazione. Uno degli ultimi atti: su Twitter rinascerà il popolare show estremista di Tucker Carlson, licenziato dal bastione dei media conservatori Fox.

DeSantis non si ferma a Twitter per catturare conservatori e ultra-conservatori. Fa leva sulle sue imprese da governatore: si è distinto per iniziative stridenti contro aborto, istruzione pubblica, diritti civili e controlli sulle armi. Ha guidato la messa al bando dalle scuole di centinaia di libri per contenuti a suo dire inappropriati, come la sensibilità al razzismo o le famiglie non tradizionali. Ha cancellato programmi di inclusione nelle università. Ancora: ha varato una legge che vieta l’interruzione della gravidanza a sei settimane dal concepimento, prima che molte donne sappiano di essere incinte. Ha eliminato obblighi di permessi per il porto di pistole e fucili nascosti. E ha in corso una battaglia in tribunale con Disney dopo aver cancellato accordi sull’autonomia dell’iconica azienda nello Stato perchè troppo progressista.



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