Fallo di mano: cosa dice il regolamento aggiornato – Calcio

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Mani. Braccio largo. No, ascella. Movimento congruo. Rischio accettato. La palla sbatte prima su un’altra parte del corpo. Rigore, anzi no. È sempre un rompicapo la regola sul fallo di mano, complici i continui aggiornamento del regolamento e delle indicazioni fornite agli arbitri. Ecco perché sabato sera il designatore Rocchi è intervenuto a Open Var su Dazn per spiegare come mai il tocco di Bani in Genoa-Juventus fosse da punire con un rigore, cosa che l’arbitro Massa non ha fatto (né il Var lo ha aiutato a prendere la decisione corretta).

Quando è punibile un tocco col braccio o con la mano

Ma quand’è che un fallo di mano va punito? Proviamo a riprendere in mano il regolamento del calcio nella versione pubblicata il 1° luglio 2023. La regola discussa è la numero 12, “falli e scorrettezze”: dispone che un calcio di punizione diretto venga assegnato (anche) in caso di fallo di mano.

Il tocco di braccio di Gila in lazio-Inter. Per il designatore arbitrale Rocchi giusto non punirlo

Il tocco di braccio di Gila in lazio-Inter. Per il designatore arbitrale Rocchi giusto non punirlo

 

Il regolamento spiega anche che “al fine di determinare un fallo di mano, il limite superiore del braccio coincide con la parte inferiore dell’ascella”. Dunque un contatto con la spalla o comunque con la parte più alta del braccio non è punibile: è quello che ha consentito di convalidare il gol di Pulisic in Genoa-Milan, quando le immagini davano la sensazione che lo statunitense avesse controllato effettivamente la sfera in modo irregolare. La lettura del Var è stata quella di un tocco di ascella, ma in assenza di immagini più chiare la rete non è stata annullata.

Gol di Pulisic in Genoa-Milan, il designatore Rocchi: “Tanti dubbi ma il Var non poteva annullarlo”





Tocco di mano, i casi limite e la discrezionalità dell’arbitro

Non ogni contatto del pallone con una mano o un braccio di un calciatore costituisce un’infrazione: lo dice il regolamento. Il fallo va punito in tre casi:

1) Un calciatore tocca deliberatamente il pallone con le proprie mani/braccia, per esempio muovendo mani o braccia verso il pallone. Si tratta del caso più semplice: un giocatore istintivamente prende la palla con la mano.

2) Un calciatore tocca il pallone con le proprie mani / braccia quando queste sono posizionate in modo innaturale aumentando lo spazio occupato dal corpo. Si considera innaturale la posizione del braccio che non sia conseguenza del movimento del corpo o non sia giustificabile per il movimento. Dunque, se un giocatore difende con le braccia larghe, si assume il rischio che vengano colpite dalla palla e che dunque venga assegnato un rigore.

3) Un calciatore segna direttamente con le proprie mani / braccia, anche se in modo accidentale, o immediatamente dopo che il pallone ha toccato le sue mani / braccia, anche se in modo accidentale.

Rocchi ammette: “Il fallo di mano è la cosa più complessa per gli arbitri”

I margini di interpretazione e gli equivoci nascono dunque dalla interpretazione del caso numero 2 e dal concetto di posizione naturale e di conseguenza del movimento. Nel regolamento precedente, del 2019, non era sanzionabile il fallo di mano se la palla avesse toccato in precedenza un altra parte del corpo del difensore (testa, piede, coscia, ad esempio). Questa esimente è sparita: se un difensore salta o va in tackle a braccia larghe aumentando il volume del corpo, il fatto che la sfera colpisca prima il piede e poi il braccio non è automaticamente un alibi per non fischiare un rigore. Al contrario non è punibile il difensore se la palla, avendo colpito una parte del corpo, prende una direzione del tutto imprevedibile e finisce contro un braccio che segue in modo naturale il movimento del corpo. Velocità della palla, distanza dall’avversario, naturalità del movimento e posizione del braccio: ecco perché alla fine le interpretazioni restano discordanti. “Il fallo di mano è la cosa più complessa per gli arbitri e tutti noi”, ammette Rocchi. “Noi cerchiamo di darci dei parametri, ma non tutte le decisioni possono essere uguali”.



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