Il futuro dell’esplorazione dello spazio secondo la numero due della Nasa

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Al forum si è parlato anche di una nuova minaccia alle attività spaziali: l’intasamento delle orbite più prossime alla Terra, cosiddette Leo, fino a 1000 chilometri di quota. Lo ritenete un problema serio?

“Lo è, semplicemente perché la situazione, già critica, va peggiorando, anche a causa di regolamentazioni non condivise a livello internazionale. Per lanciare qualcosa in orbita oggi basta il permesso delle proprie autorità nazionali. La Nasa ha avuto una disposizione del presidente Biden per studiare a fondo il problema, trovare una soluzione e poi proporla ad altri Paesi”.

Melroy, lei è stata la seconda donna a comandare uno Space Shuttle e ha prestato servizio come pilota dell’Aeronautica durante la guerra del golfo e a Panama: pensa che nel settore aerospaziale esista ancora un gender gap? Se sì, come risolverlo?

La questione sussiste, anche se abbiamo fatto alcuni passi avanti. Mi sorprende ci sia ancora un divario serio in quella che chiamo la ‘comunità operativa’, quindi anche nell’aviazione. Si tratta di un problema reale, perché è fondamentale avere la prospettiva di tutti gli utenti e di tutte le parti interessate di qualsiasi sistema, di qualsiasi attività, di qualsiasi cosa si faccia. Per questo la questione è di interesse importante per la Nasa: stiamo facendo cose difficili, cose mai fatte prima, e abbiamo bisogno di una difformità di background tecnici, ma anche di prospettive e opinioni diverse. Perché non è possibile sapere quando un punto di vista sia la chiave per risolvere un problema. Ed è lì, nella diversità di pensiero, che si può scovare la creatività necessaria per le nostre missioni. Siamo quindi molto attenti a garantire non solo una maggiore diversità, cercando di incoraggiarla nella nostra pipeline, ma anche un’inclusione crescente, in grado di assicurarci che tutti si sentano accolti e invogliati a dire la propria. È il modo più efficace per trarre vantaggio da idee, personalità e prospettive differenti”.

Considerata la situazione internazionale, dalla guerra in Ucraina alle crescenti tensioni fra Stati Uniti e Cina, pensa che in futuro lo spazio possa rimanere un ambito di collaborazione pacifica, oppure c’è il rischio diventi la nuova frontiera delle conflittualità geopolitiche?

È una domanda che preoccupa tutti, perché è innegabile viviamo un periodo rischioso. Penso alla Nasa e ai nostri partner internazionali, dall’Italia all’Esa, il Canada, il Giappone: abbiamo lavorato a stretto contatto per più di vent’anni, abbiamo il ruolo e la responsabilità di concentrarci sull’esplorazione, sulla scienza e sul loro uso pacifico. È questa la nostra missione. E sono certa possiamo creare precedenti e ispirare l’umanità tutta a portare il suo meglio nello spazio. In questo senso, la Stazione spaziale internazionale è un riferimento: accoglie da anni donne e uomini di tante nazioni diverse, pronti a convivere 24 ore su 24 e a lavorare insieme. Avendola vista nascere, ricordo come all’inizio nessuno credesse raggiungibile un risultato così. E invece la Iss è un esempio di space diplomacy virtuosa, di accordi e protocolli rispettati anche nei momenti più difficili. Sì, stiamo correndo un rischio, ma faremo del nostro meglio per scongiurarlo”.



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di Emilio Cozzi www.wired.it 2022-09-25 05:00:00 ,

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