La foto di Elon Musk simbolo del fallimento (e del riscatto)

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Elon Musk ha scritto su X una “amara verità”. E cioè che “oggi non esiste un grande social network”. 

 

Poi il Ceo di Tesla e SpaceX ha aggiunto: “Potremmo fallire, come qualcuno ha predetto, ma faremo del nostro meglio affinché ce ne sia almeno uno”.

 

Elon Musk si riferisce, ovviamente, ai suoi sforzi. Da quando ha acquistato Twitter, a ottobre scorso, ha fatto di tutto per cambiarlo. Secondo alcuni, addirittura per distruggerlo. Ma X, come si chiama ora il social network, resiste nonostante le criticate “spunte blu”, il cambio di nome, gli algoritmi che hanno favorito il proprietario e il inquietante ritorno dell’estrema destra sulla piattaforma.

Se X è ancora in piedi – e anzi, a detta della sua Ceo Linda Yaccarino, vicino al “breakeven point” – si deve sicuramente anche all’ostinazione e alla pertinacia proprie di Musk, che è pronto a rischiare tutto per portare avanti le sue idee. E anche le sue parole: “Continuerò a dire ciò che penso anche se mi farà perdere soldi” ha detto qualche tempo fa l’imprenditore, riferendosi ai suoi tweet più scomodi e irriverenti.

 

In fondo Elon Musk ha già rischiato, in passato, di schiantarsi definitivamente. Ma è uscito incolume dalle fiamme.

Questa è la storia.

Agosto 2008. Esattamente 15 anni fa.

Musk sta fissando ciò che resta di un Falcon 9. Quei detriti sono il simbolo di un fallimento. L’ennesimo.

Per tre volte il razzo progettato da SpaceX, l’azienda aerospaziale che l’imprenditore ha fondato nel 2002, non è riuscito a raggiungere l’orbita. 

 

E Musk oltre i detriti sembra intravedere lo spettro della bancarotta.

I soldi sono finiti. 

Le cose non girano per il verso giusto.

 

“All’epoca dovevo dedicare molto capitale a Tesla e SolarCity, quindi ero senza soldi – ha raccontato Musk -. Avevamo tre fallimenti alle spalle. Quindi era piuttosto difficile raccogliere fondi. La recessione inoltre stava iniziando a colpire. Il round di finanziamento di Tesla che abbiamo cercato di raccogliere quell’estate era fallito.  Ho divorziato. Non avevo nemmeno una dimora. La mia ex moglie [Justine Wilson] aveva la dimora. Quindi è stata un’estate di merda”.

 

Poi però Musk trova un angel investor disposto a scommetere ancora denaro. SpaceX si gioca l’ultima carta. E al quarto lancio, a settembre 2008, il Falcon 9 vola indenne “tra le stelle”, primo veicolo spaziale privato della Storia a raggiungere l’orbita intorno alla Terra.

Se c’è qualcosa che Musk può insegnare ai giovani imprenditori – al netto dei suoi cambi d’umore, della sua misoginia, delle sue battute irriverenti e delle sue (tante) bugie su prodotti e tecnologie che non sono mai arrivati – è che non bisogna mollare mai.

E non è una questione di soldi, come qualcuno potrebbe pensare. All’epoca Musk non era il più ricco del mondo, anzi.

“A SpaceX abbiamo iniziato con poche persone che non sapevano affatto come costruire razzi – ha raccontato Musk -. E il motivo per cui sono diventato capo ingegnere o capo progettista non è perché lo volessi, è perché non potevo assumere nessuno. Nessuno abbastanza bravo sarebbe stato così folle da unirsi a noi“.



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di
www.repubblica.it
2023-08-23 01:09:51 ,

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