La missione di Jackson Hole: un asse tra euro e dollaro

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Arrivano alla spicciolata, confusi tra i turisti, i banchieri centrali. Meta: un rustico resort nell’idilliaco scenario del parco nazionale e della catena montuosa del Grand Teton a Jackson Hole in Wyoming. Ma la serenità esteriore tradisce un’agenda fitta di sfide davanti alla politica monetaria, in occasione del simposio annuale internazionale organizzato dalla Federal Reserve dal 24 al 26 agosto. Se il titolo dell’annuale simposio internazionale della Fed è asettico – “Cambiamenti strutturali nell’economia globale” – i riflettori sono tutti puntati sulle parole del chairman della Fed, Jerome Powell, che interverrà venerdì mattina, seguito dalla presidente della Bce Christine Lagarde.

Rilancio del coordinamento transatlantico

Il mosaico di una nuova stagione di crescita e inflazione sostenibili, per Powell e Lagarde, è di difficile composizione. I tasselli vanno dagli effetti della guerra in Ucraina agli squilibri post-pandemia. C’è l’ottimismo velato di preoccupazioni su un “atterraggio morbido” negli Usa. E ci sono le ombre di recessione in Europa. I riflessi delle tensioni geopolitiche con la Cina, oggi anche preda di crescita indebolita, spettri di deflazione e rischi finanziari. E gli interrogativi su eventuali shock economici, tremori nella colossale torre del debito, brusche correzioni di borse e mercati. Ci sono gli inviti a una minor dipendenza mondiale dal dollaro dei Paesi Brics e del leader brasiliano Lula.

Davanti a un quadro frammentato, la missione informale a Jackson Hole potrebbe così diventare anzitutto quella di rilanciare, pur nella diversità di condizioni tra Usa ed Europa e nella cautela degli interventi preparati, un’immagine di credibilità e naturale coordinamento transatlantico. Di stabilità di assi dollaro-euro e linee di comunicazione più aperte che mai. A cominciare dal far trapelare maggiori indicazioni su efficacia e direzione delle rispettive politiche monetarie contro il carovita, reduci da aggressive fasi di rialzo dei tassi d’interesse e ora al centro di dubbi su ulteriori strette entro fine anno, pause o conclusioni delle manovre.

Cooperazione tra banchieri centrali

Ai delicati equilibri all’esame del simposio allude la stessa introduzione ai lavori della Fed: «Esploriamo diversi, significativi e potenzialmente duraturi sviluppi che influenzano l’economia globale. Se le immediate scosse della pandemia stanno diminuendo, ci saranno ripercussioni di più lungo periodo per come le economie sono strutturate, sia sul fronte domestico che globale, con spostamenti nelle reti del commercio, e reazioni nei flussi finanziari. Similmente, la risposta di policy alla pandemia e al suo seguito potrebbe avere effetti persistenti, con le economie che si adeguano a rapidi mutamenti nelle posizioni di politica monetaria e ad un sostanziale aumento del debito sovrano».

La cooperazione tra banchieri centrali è maturata negli anni, cementata da battaglie contro crisi, finanziarie ed economiche, a partire in particolare dal 2008. E l’appuntamento di Jackson Hole, giunto alla 46esima edizione, ha assunto un accresciuto ruolo di confronto. Nata negli anni Settanta nei panni di conferenza regionale della sede Fed di Kansas City, si fece teatro di importanti messaggi. Ben Bernanke tra il 2007 e il 2012 ne consacrò il rilievo tenendo a battesimo le nuove operazioni di stimolo del Quantitative Easing.



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