La vergogna degli ultrà dell’Ascoli, in curva il bandierone con Mussolini – Calcio

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Tra gli spettatori che hanno assistito a Reggiana-Ascoli c’era anche lui, anzi “Lui”, o “LVI”, per usare il linguaggio e la grafia dei neofascisti. In piedi, in curva. Le mani sui fianchi, la posa marziale. Appoggiato su un bandierone tricolore tenuto su da cinque-sei persone. Lui è Benito Mussolini, il duce delinquente sconfitto dalla storia e che negli stadi non dovrebbe entrare. Non perché daspato. Ma perché in Italia l’esposizione in luoghi pubblici di simboli o slogan riconducibili al fascismo è – o dovrebbe essere, triste condizionale – reato. E invece Mussolini ce l’ha fatta a entrare allo stadio.

Reggio Emilia, in curva appare il Duce

Non siamo nel 1923. Siamo nel 2023. Sabato scorso. Mapei Stadium-Città del Tricolore di Reggio Emilia. Partita Reggiana-Ascoli di serie B (finita 1-1). Nella curva dei tifosi ospiti a un certo punto appare in tutta la sua indecenza il bandierone. La silhouette di Mussolini spicca evidentissima. Sul lenzuolo c’è la scritta “Ultras 1898 Ascoli Piceno”- storico gruppo ultrà dei bianconeri ascolani, da sempre di estrema destra. Il vessillo della vergogna per un po’ viene sorretto da alcuni tifosi; poi viene “steso” sui seggiolini rimasti vuoti appena sotto le centinaia di ultrà assiepati nel settore. Chi conosce le dinamiche del tifo organizzato associa l’esposizione di Mussolini a un affronto degli ascolani nei confronti dei tifosi reggiani, il cui nucleo duro si collocava un tempo su posizioni di sinistra (oggi la parte politicizzata della tifoseria è più annacquata e non mancano gruppi neri). Sta di fatto che il duce resta lì, in bella vista. E non sfugge a dei fotografi. L’immagine viene pubblicata sulla pagina Facebook degli “Ultras 1898” – più di 12 mila followers. E inizia a girare sui social.

Il bandierone non viene rimosso

Domanda: chi ha fatto entrare al Mapei Stadium un bandierone che inneggia al fascismo con addirittura il ritratto gigante del suo capo? Possibile che una bandiera di tali dimensioni sia sfuggita ai filtri e ai controlli a cui vengono sottoposti all’ingresso dello stadio i tifosi delle curve? In particolare quelli ospiti? Perché nessuno lo ha fatto rimuovere una volta spuntato e dunque visibile alle migliaia di spettatori che hanno assistito a Reggiana-Ascoli? Domande da rivolgere alle forze dell’ordine presenti, e forse anche a chi, per conto della Federazione, ha il compito e la responsabilità di vigilare si quello che appare sugli spalti o sui cori scanditi dai tifosi.

Gli ultrà ascolani e le simpatie neofasciste

Per quanto riguarda gli ultrà ascolani, le loro simpatie neofasciste sono note da anni. Tra saluti romani, croci celtiche e simboli del ventennio, è dagli anni ’90 che fanno parlare. Tra gli episodi più recenti che si ricordano, quello avvenuto nel 2021. L’8 novembre l’immagine di uno striscione con la scritta “Rendiamo onore al Milite Ignoto” viene pubblicata su Facebook. Dietro lo striscione, una selva di braccia tese nel saluto romano. E’ l’iniziativa shock degli ultrà bianconeri per celebrare il militare italiano caduto al fronte durante la Prima Guerra Mondiale, un uomo certamente non fascista la cui identità resta sconosciuta poiché il corpo venne scelto tra quelli di caduti privi di elementi di riconoscimento. Il caso suscita polemiche, proteste e condanne da parte dell’Anpi locale. Ma tant’è.

Ascoli, tifoseria legata a gruppi di estrema destra

Quando ci sono di mezzo gli “ultras 1898”, i richiami al fascismo sono dietro l’angolo. Ad Ascoli Piceno – città decorata con la medaglia d’oro al valore militare per attività partigiana – la tifoseria dell’Ascoli è da sempre legata a gruppi di estrema destra, Forza Nuova, CasaPound. E anche alla Lega. Uno dei personaggi di riferimento della curva bianconera, molto più nera che bianca, è il già consigliere regionale leghista Andrea Maria Antonini, che qualche anno fa mostrò con orgoglio in un selfie la sciarpa con la croce celtica. Abitudine di una parte della tifoseria, in curva, è salutare ogni gol con il braccio teso e fare sfoggio senza vergogna dei simboli del regime, in particolare, appunto, la celtica cara a Antonini.

Il Babbo Natale e il saluto fascista

Nel 2019 in città spuntò un grosso Babbo Natale pupazzo con il braccio destro teso nel saluto fascista e la sciarpa dell’Ascoli al collo. Anche lì polemiche. Il manichino campeggiava all’inizio di via Erasmo Mari, nel quartiere “Li Callare”. A esporre il pupazzo fu un barbiere, Enzo Straccia, di fronte alla bottega. “Si è trattato di una ragazzata – provò a minimizzare il commerciante -. Non sono stato io a sollevare il braccio, ma dei ragazzi che mi hanno fatto uno scherzo”.

Sempre nel 2019 a Acquasanta Terme – in provincia di Ascoli – Repubblica raccontò la tristemente famosa cena organizzata da Fratelli d’Italia per celebrare l’anniversario della marcia su Roma. Una cena a cui parteciparono, tra gli altri, anche il governatore delle Marche Francesco Acquaroli e il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti. C’è da scommettere che gli “ultras 1898” non sgradirono affatto.



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