Le teorie di Citro sui immunizzazioni e le altre affermazioni gravi sulla Covid

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La Rai si è dissociata dalla puntata del 19 settembre 2023 di “Giù la maschera“, trasmessa su Rai Radio1 e condotta dal giornalista Marcello Foa. Quest’ultimo aveva invitato Massimo Citro, noto personaggio e medico sospeso che dal 2020 ad oggi ha diffuso contenuti fuorvianti sulla Covid-19 e teorie apprezzate dai No vax sui immunizzazioni. L’ospite, nonostante il noto background, si è ritrovato nella condizione di poter esprimere liberamente le sue teorie senza alcun doveroso intervento da parte dei conduttori. Secondo Viale Mazzini «si tratta di affermazioni gravi che possono ingenerare confusione nell’opinione pubblica ed essere fuorvianti rispetto alla doverosa tutela della salute dei cittadini».

Per chi ha fretta

  • Citro sbaglia a definire i immunizzazioni a mRNA come “non vaccino” in quanto questi, come definizione, stimolano il sistema immunitario nella produzione di anticorpi contro un patogeno.
  • L’ospite di Marcello Foa riporta parziali informazioni sulle tipologie di vaccino.
  • Le affermazioni gravi di Citro alimentano le teorie sui immunizzazioni che piacciono ai No vax.
  • Citro riporta una definizione sbagliata della “vigile attesa” e delle linee del protocollo del Ministero della Salute nei pazienti Covid.
  • Nessuno degli studi finora condotti hanno accertato scientificamente che l’idrossiclorochia sia adatta per contrastare la Covid-19 negli esseri umani. Stesso discorso per l’Ivermectina.
  • Durante la puntata Citro sostiene le sue teorie affermando che siano confermate in letteratura [medica, ndr]. Nella puntata successiva, avrebbe riferito a Marcello Foa che le sue erano solo opinioni personali e non valutazioni scientifiche.

Analisi

L’intervento di Massimo Citro, personaggio noto a Open Fact-checking fin dal 2020, viene fatto circolare via Facebook sotto forma di reel. Ecco le affermazioni riportate:

Noi introduciamo con l’inoculazione nell’organismo una pericolosa tossina senza la minima attenuazione, che infatti produce tutti i danni che stiamo vedendo, è inutile che facciamo finta che non sia così e che sono anche in letteratura. Li ho ricordati anche in V 19, sono all’ordine del giorno, vediamo tutti, quindi non serve a nulla perché non è un vaccino, anzi, non solo non l’hanno attenuato l’anticipo, ma l’hanno potenziato, hanno sostituito quei due amminoacidi con due prodine in confusione e lo rendono ancora. Più reattogeno e pericoloso è un disastro ed è una volontà di fare del male, è evidente.

Cosa sono i immunizzazioni

Riportiamo la definizione di vaccino dall’enciclopedia Treccani:

Preparazione rivolta a indurre la produzione di anticorpi protettivi da parte dell’organismo, conferendo una resistenza specifica nei confronti di una determinata malattia infettiva (virale, batterica, protozoaria)

Riportiamo la definizione di vaccino dal sito dell’AIFA:

I immunizzazioni sono medicinali biologici che hanno lo scopo di prevenire una o più malattie infettive attraverso la stimolazione del sistema immunitario (produzione di anticorpi, attivazione di specifiche cellule) e la conseguente acquisizione della cosiddetta “immunità attiva”.

Ecco la definizione di immunizzazioni dal sito di Humanitas:

Preparati in grado di indurre la risposta immunitaria. Per la loro creazione si ricorre all’uso di una piccola parte di agenti infettivi virali o batterici interi vivi e attenuati o inattivati o uccisi o a proteine ottenute sinteticamente oppure ad antigeni polisaccaridici coniugati con proteine di supporto. È la presenza di antigeni di virus e batteri nei immunizzazioni a renderli efficaci: questi antigeni infatti non sono sufficienti a causare la patologia, ma bastano a scatenare la reazione del sistema immunitario. Questo meccanismo attiva la memoria immunologica: il sistema immunitario ricorda l’antigene con cui è entrato in contatto, lo riconosce in un eventuale incontro successivo e si difende dal suo attacco.

Le teorie di Citro sui immunizzazioni non risultano dunque corrette. Di fatti, i immunizzazioni a mRNA sono dei immunizzazioni a tutti gli effetti in quanto inducono la risposta immunitaria. A definirli tali è anche l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri:

I immunizzazioni a mRNA sono immunizzazioni contenenti RNA messaggero (mRNA) che porta al suo interno le istruzioni per produrre una determinata proteina virale. Nel caso di SARS-CoV-2 la proteina è la Spike. Una volta all’interno delle cellule del nostro corpo, l’mRNA fa sì che la proteina virale venga da loro prodotta, fungendo da stampo. La proteina virale verrà in seguito rilasciata nel sangue, dove verrà riconosciuta come estranea dal sistema immunitario, che di conseguenza produrrà anticorpi specifici in grado di aggredire tutto il virus, in caso di necessità. Questi anticorpi persistono solo temporaneamente nel sangue (tra 4 e i 6 mesi). Ma il nostro corpo ricorda come difendersi da successive infezioni di SARS-CoV-2, grazie a cellule immunitarie definite proprio della memoria.

La tipologia fornita da Citro sui immunizzazioni è parziale. Oltre a quello con il patogeno attenuato, l’unico citato in trasmissione, ne esistono altri da decenni. Ecco un elenco completo presente sul sito dell’AIFA:

  • immunizzazioni vivi attenuati, prodotti a partire da microrganismi resi non patogeni (ad esempio, quelli contenenti i virus di morbillo, rosolia, parotite, varicella, febbre gialla e il micobatterio della tubercolosi).
  • immunizzazioni inattivati, prodotti a partire da microrganismi uccisi tramite esposizione al calore oppure con specifiche sostanze (ad esempio, quelli contenenti i virus di epatite A, poliomielite e influenza definito “split” o “a virus frammentato”).
  • immunizzazioni ad antigeni purificati, prodotti attraverso raffinate tecniche di purificazione di quelle componenti del batterio o del virus che interagiscono con l’organismo (ad esempio, quelli contenenti gli antigeni dei batteri che causano la pertosse, la meningite e quelli contenenti gli antigeni del virus dell’influenza definito “a sub-unità”)
  • immunizzazioni ad anatossine/tossoidi, prodotti nella maggior parte dei casi da quelle proteine rilasciate dal microrganismo (tossine) che sono in grado di determinare la malattia (ad esempio, quelli contenenti le esotossine dei batteri tetano e difterite)
  • immunizzazioni a DNA ricombinante (biotecnologici), prodotti a partire dalle porzioni del DNA dei microrganismi che codificano per un determinato antigene attraverso un procedimento biotecnologico (ad esempio, quelli per l’epatite B e per il meningococco B).

Proteina Spike più pericolosa del Sars-Cov-2?

Sono numerosi i casi di disinformazione sulla proteina Spike. Fin dal 2021 circolano teorie sulla sua presunta pericolosità. Contrariamente all’infezione da Covid-19 che porta a una proliferazione di Spike assieme al virus, quelle prodotte dai immunizzazioni sono in quantità irrilevante. Dopo aver indotto la produzione di anticorpi vengono degradate in poco tempo.

Non solo le teorie sui immunizzazioni

L’intervento dell’ospite di Marcello Foa risulta molto più lungo, toccando anche altri argomenti. Citro afferma che la Covid-19 era «perfettamente curabile» e «con i farmaci giusti nei primi giorni». L’ospite sostiene che «le cure ci sono e le hanno negate» in quanto, sempre a suo dire, «la Covid è la seconda Sars e si cura come la prima».

Citro insiste sulla sua tesi: «Le cure erano già in letteratura da 17 anni». Quali sarebbero i medicinali per la presunta cura? Cortisone, l’idrossiclorochina e l’eparina. Si dichiara contrario alla Tachipirina (nome del farmaco e non del principio attivo, ossia il paracetamolo) perché «non si dà mai nelle infezioni virali, questo lo sanno gli studenti di medicina».

Citro parla anche della “vigile attesa” che «obbligherebbe il medico a non curare e stare a guardare il paziente che si aggrava, va in ospedale e muore».

La Covid-19 non è semplicemente «una seconda Sars»

Il Sars-Cov-2, virus che causa la Covid-19, fa parte della famiglia dei Coronavirus quanto il Sars-Cov. Tuttavia, le due malattie non sono per niente identiche. Risulta errato considerare che qualunque Coronavirus possa essere combattuto allo stesso modo.

La “vigile attesa”

La narrazione delle aree della disinformazione sulla Covid-19 hanno spinto soprattutto contro la “vigile attesa”, che non equivale a non curare e guardare mentre il paziente si aggrava. Come abbiamo più volte spiegato a Open Fact-checking, nel protocollo del Ministero della Salute per vigile attesa si intende «costante monitoraggio dei parametri vitali e delle condizioni cliniche del paziente». Il protocollo prosegue poi con una serie di raccomandazioni sui farmaci da utilizzare in base alle diverse condizioni, dunque non è assolutamente vero che il medico non poteva intervenire.

Il cortisone

Citro parla di cortisone, paracetamolo, eparina e idrossiclorochina. Di quest’ultima ce ne occuperemo dopo. Per quanto riguarda il cortisone, nel protocollo viene ben spiegato che i corticosteroidi sono «raccomandati nei soggetti ospedalizzati con malattia Covid-19 grave che necessitano di supplementazione di ossigeno». Il protocollo sottolinea che «nella fase iniziale della malattia (nella quale prevalgono i fenomeni connessi alla replicazione virale) l’utilizzo del cortisone potrebbe avere un impatto negativo sulla risposta immunitaria sviluppata». Secondo Citro andrebbe dato nelle fasi iniziali della malattia.

Il paracetamolo

Secondo Citro il paracetamolo «non si dà mai nelle infezioni virali, questo lo sanno gli studenti di medicina». Tale principio attivo, così come i FANS, sono citati nel protocollo del Ministero della Salute per alleviare i sintomi e non contro il virus come spiegato anche dalla Fondazione Veronesi:

Essendo l’infiammazione una caratteristica tipica di molte infezioni virali, già dal marzo 2020 -in piena prima ondata Covid-19- i protocolli del Ministero della Salute prevedevano il loro utilizzo. La terapia sintomatica di Covid-19 (queste molecole NON agiscono contro il virus ma mitigano i sintomi), ancora oggi, prevede innanzitutto l’utilizzo del paracetamolo o dei FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) in caso di febbre, dolori articolari e muscolari salvo i casi in cui è sconsigliato il loro utilizzo. Se il paziente non riesce più a saturare in maniera soddisfacente e necessita dunque di ossigeno supplementare, è possibile somministrare corticosteroidi. L’utilizzo di questi ultimi è però indicato non nella fase iniziale della malattia in quanto potrebbero risultare addirittura dannosi. Questo perché nella fase attiva di replicazione del virus l’infiammazione gioca un ruolo importante nel debellare il virus. Quando anche con i corticosteroidi la situazione peggiora, allora è necessario il ricovero ospedaliero e il trattamento con eventuali altri farmaci -in base al quadro clinico globale del paziente- come anticorpi monoclonali (sia diretti contro il virus sia diretti contro le molecole infiammatorie come IL-6) e anticoagulanti.

Come riportato dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, «la causa principale della febbre nei bambini è un’infezione virale». Secondo l’Istituto «i farmaci disponibili per curare la febbre nei bambini sono paracetamolo e ibuprofene». Inoltre, «il paracetamolo è l’antipiretico di prima scelta perché è efficace e ha pochi effetti collaterali». Non viene indicata alcuna controindicazione nell’uso del paracetamolo in caso di infezioni virali.

Sul sito dell’AIFA troviamo un documento intitolato «Trattamento di supporto delle infezioni delle prime vie respiratorie nel bambino» dove leggiamo: «I farmaci da banco come paracetamolo, ibuprofene ed acido acetilsalicilico (ASA) sono i farmaci più utilizzati nel trattamento sintomatico delle infezioni delle prime vie respiratorie».

Neanche nel sito dell’ospedale San Raffaele di Milano viene riportata una controindicazione nell’uso del paracetamolo nei casi Covid-19.

L’eparina

Secondo le linee guida Aifa, l’eparina viene raccomandata per i pazienti con infezione respiratoria acuta allettato o con ridotta mobilità. Nei documenti AIFA vengono indicate le linee guida di raccomandazioni internazionali e nazionali per l’uso dell’eparina, le quali indicano la somministrazioni solo in determinati casi e non per pazienti lievi.

L’idrossiclorochina e l’autore dello studio frode

Nessuno degli studi finora condotti hanno accertato scientificamente che l’idrossiclorochia sia adatta per contrastare la Covid-19 negli esseri umani. Stesso discorso per l’Ivermectina.

Nel presentare l’idrossiclorochina, Citro cita il virologo francese Didier Raoult. Quest’ultimo risulta accusato per aver commesso diverse «gravi violazioni». Risulta, infine, autore dello studio frode sul medicinale. A definire in questo modo lo studio fu Louis Schweitzer, vicepresidente dell’IHU Méditerranée Infection di Marsiglia dove operava Raoult.

Opinioni e non valutazioni scientifiche

In una successiva puntata del programma radiofonico, Marcello Foa riporta una nota attribuita a Citro: «Il dottor Citro ci ha espresso il suo rammarico per quanto accaduto e assumendosene la responsabilità, precisando che si trattava di un’opinione personale e non di una valutazione scientifica».

La RAI si dissocia

A seguito dell’ospitata di Citro al programma radiofonico di Marcello Foa, è intervenuta l’azienda RAI con il seguente comunicato:

Rai: l’azienda si dissocia da affermazioni dott. Citro della Riva

In relazione a quanto detto dal medico Massimo Citro della Riva nel corso della trasmissione di Rai Radio 1 “Giù la maschera”, Rai si dissocia in maniera netta dalle sue affermazioni e, in particolare, da quelle relative alle cure che non sarebbero state garantite ai malati di Covid e da quelle sull’efficacia e sui pericoli dei nuovi immunizzazioni. Si tratta di affermazioni gravi che possono ingenerare confusione nell’opinione pubblica ed essere fuorvianti rispetto alla doverosa tutela della salute dei cittadini.

Conclusioni

Come riportato dalla stessa RAI nel suo comunicato, quelle di Citro sono «affermazioni gravi che possono ingenerare confusione nell’opinione pubblica ed essere fuorvianti rispetto alla doverosa tutela della salute dei cittadini». Quanto dichiarato da Citro sui immunizzazioni risulta impreciso e fuorviante, alimentando le teorie che piacciono ai No vax.

Nota – È stata scelta l’etichetta “contesto mancante” in quanto risulta coerente con quanto indicato nella metodologia: «contenuti che presentano una conclusione senza il sostegno di dati di fondo (es. un conduttore televisivo manda in onda un’intervista nella quale una fonte fa un’affermazione palesemente falsa e non afferma né mette in dubbio la veridicità di tale affermazione)».

Questo articolo contribuisce a un progetto di Facebook per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Facebook.

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Scritto da David Puente perwww.open.online il 2023-09-21 15:00:54 ,

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