Leonardo Notarbartolo, abbiamo intervistato il più famoso ladro italiano di sempre

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A propisito del colpo: sarebbe possibile oggi, con tutte le innovazioni tecnologiche, ripetere un’impresa del genere?

“Tutto è possibile. Se la sicurezza fa progressi, necessariamente la destrezza di chi progetta un furto deve stare al passo. Con le persone giuste, tutto si può fare. Ma io ho smesso. Sono fuori. In pensione! E non voglio più rubare. Basta. Ti confesso un’altra cosa: aver messo a punto il furto del secolo non ha cambiato nulla per me. Io sono fatto così, è la mia natura che trova spazio in certe azioni. Ognuno ha la sua occasione di trovare la pace in se stesso, qualcuno preferisce non provarci nemmeno, e sprecare la vita. Poi c’è chi butta via il proprio talento, e per piacere agli altri cancella ogni traccia del vero se stesso. Io voglio solamente raggiungere quel preciso punto di equilibrio in cui interesse e disinteresse si equivalgono, perfezione e imperfezione si fronteggiano in punta di piedi, il punto giusto dove il mio istinto e il mio pensiero razionale sono alla pari. Ma ci vuole coraggio. È più facile rinunciare alla verità, e non provarci nemmeno. La maggioranza fa così, si accontenta, vive la vita come fosse un’eterna convention di dentisti. Nessuno cerca nessuno, nessuno vuole emozioni. Le emozioni spaventano. Poi, però, sono tutti pronti a darti consigli, come se ognuno di loro avesse una rubrica personale in prima pagina sul Corriere della Sera, e si sentisse in dovere di dispensare moniti, polemiche, profezie. Tedioso. Spesso preferisco stare solo, se non ho davanti qualcuno con un pensiero strutturato.

Sulla base di cosa ha scelto i colpi da portare a termine?

“Sceglievo di rubare sempre quando avevo necessità, i lavori che sono riuscito a procurarmi nella mia vita non sempre bastavano a coprire le spese. In quei momenti la mia testa partiva da sola, elaborava in automatico dettagli che altri non vedevano. La mia mente funziona meglio quando vado a dormire, per una persona normale finisce la giornata, va giù il sipario, per me inizia il film. È come se vedessi proiettate sul soffitto le azioni da fare, collegamenti tra pensieri lontani, soluzioni ipotetiche. Poi provo il piano, iniziano i sopralluoghi, valuto la tecnologia. Non ci deve mai essere nessuno, se ci sono persone lascio stare, il rischio deve essere zero.”

Cosa fa oggi dopo aver passato gli ultimi anni in carcere?

“Dopo il carcere, per molti anni ho venduto Pellet, un lavoro aziendale ma anche fisico, caricavo e scaricavo bancali. L’attività fisica è importante, tieni conto che da giovanissimo sono stato convocato in nazionale di pallanuoto, poi le cose sono andate diversamente per me. Comunque, l’anno scorso ho ceduto l’attività, il prezzo era salito per via della guerra, era raddoppiato se non quasi triplicato, fino a 15 euro al sacco. E invece di fare i soliti 100 bilici l’anno, ne ho fatti solo 18. Ho ceduto l’attività. Oggi sono in pensione. Mi dedico alla famiglia, sto a casa, tranquillo. Leggo, e scrivo. Per la precisione: non scrivo i testi delle tabelle oculistiche, vocali e consonati casuali, eh! Scrivo romanzi. Li scrivo in modo cinico, divertente, ludico, non c’è niente di più importante della ludica nella vita. Buona lettura.”



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di Daniele Biaggi www.wired.it 2024-01-18 06:00:00 ,

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