Mattarella, il bis al Quirinale non voluto ma accettato

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Prima c’era stato il suo no al bis, pronunciato più volte. Avvisi ai naviganti per ribadire che lui non era “candidabile” ad una corsa alla quale non aveva intenzione di partecipare. Un diniego motivato con perplessità costituzionali che si scontra però con l’assenza di una norma che possa impedire la rielezione. Poi, durante le votazioni per il suo successore al Quirinale, Sergio Mattarella non ha voluto commentare, né ha fatto trapelare nulla neanche quando i grandi elettori hanno indicato il suo nome nelle votazioni andate a vuoto. Fino a quando ha dovuto prendere atto che la sua contrarietà

Tra Palermo e Roma

Che non pensasse alla sua rielezione lo si capiva anche dalla circostanza che Mattarella, mentre il Parlamento era riunito in seduta comune, è stato visto nel nuovo appartamento preso in affitto a Roma per controllare lo stato di avanzamento dei lavori e del trasloco delle sue cose dalla storica abitazione di Palermo. È la città in cui è nato nel 1941, anche se la sua formazione è avvenuta a Roma, dove la famiglia si era trasferita al seguito del padre, Bernardo, uomo politico democristiano, più volte ministro negli anni Cinquanta e Sessanta. Nella capitale Mattarella frequenta il San Leone Magno e si laurea alla Sapienza in giurisprudenza. Poi a Palermo diventa docente di Diritto costituzionale.

L’omicidio del fratello

Proprio nel capoluogo siciliano si consuma l’episodio che segna la svolta: la mattina del 6 gennaio 1980 il fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia, allievo di Aldo Moro all’università e protagonista del rinnovamento politico dell’isola, viene ucciso davanti agli occhi della moglie e dei figli mentre la famiglia si reca a messa. Uno scatto della fotoreporter Letizia Battaglia riprende Sergio Mattarella, mentre cerca di soccorrere il fratello agonizzante. Per l’omicidio sono stati condannati gli uomini della cupola mafiosa, tra cui Totò Riina e Bernardo Provenzano. Ma l’esecutore non è stato mai individuato.

Da quel dramma Mattarella trova la voglia di intraprendere una carriera politica che non era nei suoi programmi. Viene eletto con la Democrazia cristiana (corrente morotea) alla Camera per la prima volta nel 1983 e viene confermato nelle legislature successive fino al 2008. Con la fine della Dc nel 1994 è tra i promotori del Partito popolare italiano. In seguito nelle fila prima della Margherita e poi dell’Ulivo.

Le esperienze di governo

Il suo primo incarico di Governo arriva nel 1987 (ministro dei Rapporti con il Parlamento nel governo Goria e nel governo De Mita). Nel 1989 diventa ministro della Pubblica istruzione (sesto governo Andreotti) ma si dimette l’anno successivo in dissenso rispetto alla “legge Mammì” (emittenze televisive) che legittimava il duopolio televisivo con la Rai e le televisioni commerciali di Silvio Berlusconi. È vicepresidente del Consiglio del primo governo D’Alema (1998-99) e ministro della Difesa del secondo governo D’Alema e del governo Amato (2000-01). Sotto la sua gestione fu abolita la “naja”, il servizio militare obbligatorio. Nel 2011 è nominato, dal Parlamento in seduta comune, giudice della Corte costituzionale. Poi il 31 gennaio 2015 l’elezione a dodicesimo presidente della Repubblica con la maggioranza assoluta, 665 voti su 995 dei votanti, al quarto scrutinio.



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