Milano, torna in carcere Antonino Carollo boss della “Duomo Connection”. Avvocato indagato muore dopo l’arresto

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A quasi 34 anni dall’inchiesta “Duomo Connection“, sugli interessi di Cosa Nostra al Nord, torna in carcere Antonino Carollo. Figura di spicco dell’indagine milanese coordinata da Ilda Boccassini e Giovanni Falcone e condotta dai carabinieri di Sergio De Caprio (“Capitano Ultimo”), Carollo era stato condannato a 24 anni. Figlio dell’ex boss Gaetano Carollo, esponente della famiglia mafiosa di Resuttana ucciso nel 1987 a Liscate, in provincia di Milano, mercoledì è tornato in cella essendo tra i quattro destinatari di un provvedimento cautelare disposto dalla Procura di Milano per bancarotta, reati fiscali e riciclaggio. Oltre agli arresti la Guardia di finanza ha sequestrato beni per 4 milioni di euro. Carollo è stato bloccato dagli uomini della Gdf a Pisa.

Tra gli arrestati anche l’avvocato di Abbiategrasso Giovanni Bosco. Il legale 67enne, cognato di Paolo Errante Parino (indagato per mafia nell’inchiesta Hydra della Dda di Milano), ha però accusato un malore dopo che gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare: condotto all’ospedale di Magenta è deceduto nel pomeriggio. Secondo quanto emerso dalle indagini dei pm Bruna Albertini e Simona Ferraiuolo, Bosco era a capo di un sistema fraudolento che, con l’ausilio di professionisti e collaboratori come appunto Carollo, avrebbe avuto lo scopo di evadere il fisco, aggirare i creditori e consentire il riciclaggio di denaro di derivazione illecita.

Per Carollo e per un avvocato di Abbiategrasso, il gip Mattia Fiorentini ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere mentre ai domiciliari per altri due persone. Le indagini, condotte dai finanzieri della Compagnia di Magenta, hanno consentito di scoprire un articolato sistema fraudolento pianificato e diretto dal legale di Abiategrasso con l’ausilio di professionisti e collaboratori e con il coinvolgimento di una serie di persone come prestanome di imprese, alcune operanti nel settore edile-immobiliare. Gli indagati sono 22 e rispondono a vario titolo di bancarotta fraudolenta, indebita compensazione di crediti d’imposta per oltre 2,5 milioni di euro, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Nell’ambito dell’indagine sono state eseguite anche 20 perquisizioni tra le Province di Milano, Pavia, Pisa, Varese, Treviso, Livorno e Catanzaro attraverso l’impiego di oltre 70 militari e di unità cinofile “cash dog”.



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di F. Q.
www.ilfattoquotidiano.it
2024-04-17 20:48:49 ,

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