Mustatil: uno scavo in Arabia Saudita rivela la verità sui misteriosi monumenti preistorici

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Se siete appassionati di storie avvincenti e in stile Indiana Jones, siamo certi che non vedrete l’ora di leggere le ultime rivelazioni sui mustatil, strutture monumentali in pietra risalenti al tardo Neolitico, portate alla luce per la prima volta negli anni ’70. Da quel momento, gli archeologi hanno scoperto ben 16000 mustatil nel nord dell’Arabia Saudita, senza riuscire a dare una spiegazione concreta alla funzione di queste strutture. Almeno fino ad ora. 

La scoperta

In un articolo pubblicato mercoledì su PLOS, dal titolo “Culto, pastorizia e ‘pellegrinaggio’ nel tardo neolitico dell’Arabia nord-occidentale: scavi presso un mustatil a est di AlUla“, i ricercatori dell’Università dell’Australia occidentale dimostrano che questi monumenti erano probabilmente usati per scopi rituali. Nel corso di uno scavo, infatti, gli archeologi hanno identificato resti di teschi e corna di animali risalenti a 7000 anni fa – provenienti principalmente da bovini domestici, ma anche da capre domestiche, gazzelle e piccoli ruminanti – nei dintorni di una grande pietra verticale identificata come un betile, parte di un mustatil lungo 140 metri, situato a 55 miglia a est della città di AlUla. Una vicinanza che fa ipotizzare che l’area potesse essere un sito deputato alle offerte di animali.

Crediamo che questi resti siano offerte a una o più divinità sconosciute rappresentate dalla pietra centrale – ha dichiarato Melissa Kennedy della University of Western Australia a Motherboard -. Ipotizziamo che i mustatil siano stati costruiti come una forma di legame comunitario, con più gruppi che si uniscono per costruirli. Suggeriamo anche che potrebbe esserci un’associazione con l’acqua, poiché la maggior parte dei mustatil indica aree che trattengono l’acqua. In quanto tale, potrebbe esserci un legame con il clima antico e il cambiamento ambientale man mano che l’Arabia diventava gradualmente sempre più arida, come lo è oggi”. Ma non è tutto. Alcune evidenze emerse nel corso dello scavo fanno ipotizzare che i mustatil potessero essere anche meta di pellegrinaggi e migrazioni attraverso il paese. 

La ritualità

La posizione della struttura “in profondità, all’interno dei densi canyon di arenaria, suggerisce che l’elemento non doveva essere molto visibile, un aspetto che potrebbe anche suggerire un pellegrinaggio”. E considerato che il mustatil si trovava lontana dalla zona abitata, ma che comunque mostra la presenza di un passaggio umano, è piuttosto evidente che questo sia stato visitato per un motivo ben specifico. Come la sua valenza rituale, ad esempio. “Il fatto che le persone sembrino aver viaggiato verso queste strutture suggerisce che abbiamo una prima forma di pellegrinaggio nella regione”, precisa la Kennedy sottolineando una scoperta alquanto unica nel suo genere, ossia quella della credenza religiosa diffusa su un territorio tanto ampio da consentire agli uomini e alle donne del Neolitico di muoversi per soli motivi spirituali. 

Ma a quali divinità erano dedicati i mustatil dell’Arbia Saudita? Secondo i ricercatori australiani, la predominanza di resti di animali maschi, coadiuvata dall’ipotesi della loro macellazione, suggeriscono che il sito a est della città di AlUla potesse essere votato ad una divinità legata alla fertilità, al pascolo e forse alla precipitazioni, data anche la particolare collocazione di queste strutture monumentali, spesso in stretta associazione con l’acqua. In ogni caso, questo è solo l’inizio di una ricerca che porterà gli archeologi a conoscere più da vicino la vita spirituale delle comunità preistoriche. Ed è già incredibilmente allettante.  



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di Chiara Crescenzi www.wired.it 2023-03-17 15:30:00 ,

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