Pallywood, cos’è la vergognosa teoria del complotto che nega le morti palestinesi

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Nell’agosto dell’anno scorso il capo di tutti i complottisti statunitensi, Alex Jones, ammise che la sparatoria alla scuola elementare di Sandy Hook era successa al 100%. Un ammissione non da poco, per colui che per dieci anni aveva diffuso l’idea che la strage del 2012 fosse una messa in scena e che tutte le 26 vittime, tra cui 20 bambini tra i sei e i sette anni, e i sopravvissuti al massacro fossero “attori di crisi”: vale a dire dei figuranti, presi dalla strada o professionisti, impiegati a simulare una tragedia mai avvenuta, per scopi poco puliti.

Non ha inventato Jones questa espressione, ma è colui che l’ha resa popolare, grazie allo sterminato pubblico di creduloni paranoici che lo segue. Se l’ha rinnegata, almeno quella volta, è probabilmente anche a causa dell’ordine di pagare circa un miliardo di dollari in risarcimenti per le famiglie di Sandy Hook, dopo tre cause per diffamazione. Neppure Jones tuttavia poteva immaginare quello che sarebbe successo nella guerra tra Israele e Hamas, quando quella falsa narrazione sarebbe stata propagata contro la Palestina anche da intellettuali molto più titolati di lui.

Dall’inizio del conflitto tra i militanti di Hamas e Israele, oltre 10.000 palestinesi sono stati uccisi, la metà dei quali minori. La disinformazione ha avvolto nella nebbia almeno una parte della realtà del conflitto. Abbandonando qualsiasi facoltà critica adottata, fino a poco prima, nei confronti della propaganda del Cremlino, innumerevoli giornalisti, politici e influencer hanno fatto riemergere il termine “Pallywood”, il quale indica situazioni nelle quali palestinesi starebbero mettendo in scena o quantomeno esagerando le scene di violenza che li riguardano, per ottenere più empatia.

Menzogne istituzionalizzate

Coniata per la prima volta nel 2005 dallo storico statunitense Richard Landes, la parola Pallywood – fusione di Palestina e Hollywood – ha avuto dei picchi virali nel 2006, nel 2009 e nel 2014, guarda caso durante i periodi di guerra aperta tra Israele e i palestinesi. Nell’ultimo mese, dopo l’eccidio di oltre 1.200 israeliani da parte di Hamas e la brutale risposta di Gerusalemme, si registra l’esplosione definitiva. Un ruolo importante lo hanno svolto account istituzionali, addirittura le vetrine del governo di Israele.

Uno degli esempi più recenti è il portavoce del premier Benjamin Netanyahu con i media arabi, Ofir Gendelman, che ha pubblicato su Twitter un filmato come “prova” del fatto che i morti a Gaza sarebbero tutta una messinscena. Nel video si vede in effetti un truccatore applica polvere e sangue finto su una bambina seduta su una barella, mentre tutt’attorno c’è una scenografia di caos urbano. Ma le immagini appartengono in realtà al dietro le quinte di un cortometraggio realizzato in Libano, qualche tempo fa. Il direttore, Mahmoud Ramzi, ha chiarito che il film voleva mostrare il dolore patito dalla gente di Gaza ma senza alcuna intenzione di trarre in inganno la gente.



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di Paolo Mossetti www.wired.it 2023-11-18 06:00:00 ,

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