Panpenalismo, più punizioni per tutti, come nel ‘600 manzoniano- Corriere.it

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In un anno il governo Meloni ha creato nuove fattispecie di reato e ha alzato le pene, seguendo la tendenza di affrontare devianze e disagio sociale attraverso lo strumento giudiziario

Nel 2010 Carlo Nordio e Giuliano Pisapia pubblicano un libro insieme che si chiama «In attesa di giustizia» (Guerini e associati) e giungono alle stesse conclusioni: che «le pene non devono essere aumentate, semmai diminuite» (Nordio), che «bisogna smetterla con il panpenalismo» e che l’idea di potere risolvere tutto con il codice penale «è solo propaganda, pericolosa demagogia» (Pisapia). Nordio all’epoca è procuratore aggiunto a Venezia, Pisapia avvocato e deputato indipendente nelle liste di Rifondazione comunista. Poi è nota la strada che hanno percorso: l’ultimo è diventato sindaco di Milano e poi eurodeputato del Pd; il primo è ministro della Giustizia nel governo di Giorgia Meloni.

Non deve essere facile per il Guardasigilli convivere con le sue idee di allora, che sono in parte le stesse di ora, e con un governo che è il più panpenalista di sempre. Perché pensa di affrontare qualunque devianza, disagio o trasgressione con nuovi reati e pene sempre più alte e sanzioni e punizioni di ogni genere. Come se si fosse in uno stato di emergenza permanente. Negli anni ‘70, ai tempi delle leggi emergenziali, si chiamava «deriva securitaria». Luigi Manconi, su Repubblica, ha spiegato che questo atteggiamento «trascende nella psicologia politica e si manifesta come…


Author: Alessandro Trocino
Data : 2023-09-20 12:58:39
Dominio: www.corriere.it
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