Rai, i volti del governo Meloni
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Ecco pronta la nuova Rai del governo Meloni, con nemmeno una donna a guidare le testate giornalistiche o le direzioni generali della televisione pubblica italiana. Sulle venti nomine approvate dal Consiglio di amministrazione solo tre sono state assegnate a professioniste. In segno di protesta contro lo squilibrio di genere e le azioni del governo, la giornalista Lucia Annunziata si è dimessa dalla Rai, dopo 30 anni nell’azienda.

  1. Il voto
  2. Le proteste
  3. Le nomine
Fabio Fazio e Luciana Littizzetto a Che tempo che fa

Dopo 40 anni di servizio, il conduttore televisivo della trasmissione Che tempo che fa ha salutato i suoi telespettatori e annunciato l’inizio di un nuovo percorso sul canale Nove di Warner Bros Discovery

Il voto

È un servizio pubblico tutto al maschile quello preparato dalla prima presidente del Consiglio donna della Repubblica italiana. Giorgia Meloni, dopo aver posizionato ai vertici Rai il democristiano Roberto Sergio, come amministratore delegato, e Giampaolo Rossi, autore di editoriali in favore del presidente russo Vladimir Putin, come direttore generale, ha completato la sua squadra per il rotto della cuffia, con un solo voto ad assicurare l’approvazione di tutte le nomine.

Nel consiglio di amministrazione, infatti, non c’è stata unanimità di voto. Contrari la presidente della Rai, Marinella Soldi, la consigliera in quota Partito Democratico, Francesca Bria, e il consigliere eletto dai dipendenti Rai, Riccardo Laganà. Favorevoli invece i due consiglieri di maggioranza, Simona Agnes e Igor De Biasio, e l’amministratore delegato Roberto Sergio, il cui voto vale doppio. Astensione fondamentale per evitare l’impasse da parte di Alessandro Di Majo, in quota Movimento 5 stelle.

Le proteste

Oltre alla protesta di Lucia Annunziata e delle opposizioni di governo, ha tuonato contro i nuovi nomi anche il sindacato dei giornalisti Rai, Usigrai. “I nuovi vertici cambiano direttori di generi e testate, riaprono agli esterni e tra loro non c’è nemmeno una donna. Al di là dei nomi scelti è evidente la piena invadenza e interferenza del governo si legge nel comunicato sindacale “su questa strada la Rai è destinata a perdere definitivamente la sua natura pubblica per trasformarsi di fatto in una radio-tv di stato alle dipendenze del governo”.

Le nomine

Come riporta una nota diffusa dall’amministrazione Rai, per le Testate giornalistiche, Gian Marco Chiocci è stato scelto come nuovo direttore del Tg1, “al Tg2 va Antonio Preziosi, che lascia Rai Parlamento, dove si insedia Giuseppe Carboni; Jacopo Volpi diventa direttore di Raisport e del relativo Genere”. Mentre al Tg3 resta l’attuale direttore Mario Orfeo, così come Paolo Petrecca a Rai news 24, Alessandro Cesarin ai Tg Regionali e Jacopo Volpi a Rai Sport.

Mentre per le direzioni di Genere Stefano Coletta lascia l’Intrattenimento Prime Time a Marcello Ciannamea e ne prende il posto alla Distribuzione. Angelo Mellone dirigerà l’Intrattenimento Day Time, Paolo Corsini l’Approfondimento; Adriano De Maio guiderà Cinema e serie tv e Maurizio Imbriale dirigerà Contenuti Digitali”.

In Radio Rai, invece, a capo del Giornale Radio e Radio1 arriva Francesco Pionati, mentre alla guida di “Radio 2 va Simona Sala e Marco Lanzarone assume la responsabilità della nuova direzione Radio digitali specializzate e podcast. Infine, Monica Maggioni si insedia alla direzione Editoriale per l’Offerta informativa”. A Radio 3 resta invece Andrea Montanari.

Contestualmente a testate, generi e radio, il consiglio di amministrazione ha rinnovato i consigli delle società controllate, confermando Paolo Del Brocco come amministratore delegato di Rai Cinema e Nicola Claudio come presidente. Sergio Santo è stato nominato amministratore delegato di Rai Com e Claudia Mazzola presidente. Infine Andrea Vianello è stato scelto come direttore generale di San Marino Rtv.



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di Kevin Carboni www.wired.it 2023-05-25 15:39:26 ,

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