Striscia o serpeggia? L’Italia vista dagli occhi di Antonio Ricci

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Da Giambruno a Wanna Marchi, passando per medici furbetti e dipendenti assenteisti, politici corrotti e truffatori senza scrupoli. In grado di far tremare governi e destabilizzare anche i più integerrimi tra i personaggi pubblici, Antonio Ricci con Striscia la Notizia si impone come l’ideatore di una satira di costume che vuole farsi grande, bramando talvolta il giornalismo d’inchiesta. Da sempre definitosi telegiornale satirico, è dal 1988 che entra nelle case degli italiani e, nonostante le numerose bufere attraversate, continua ad essere un punto di riferimento per il giornalismo prime time. 

Antonio Ricci, classe 1950, ideatore di Striscia la Notizia.

Di qualche settimana fa la notizia su Giambruno, ormai ex-compagno del capo del Governo Giorgia Meloni, che con il suo comportamento di certo poco ortodosso, ha portato a una bufera mediatica che ancora non sembra spegnersi. Ma di Striscia non dobbiamo dimenticare altri casi mediatici di grande risonanza che portarono a non minori conseguenze. Ricorderete di certo la lunga querelle con Wanna Marchi che portò alla condanna dell’intero entourage della donna, o lo scandalo dei vincitori di Sanremo più volte svelati in anticipo, dai Jalisse nel 1997 all’intero podio dell’edizione del 1990.

Come può un giornale “satirico”, con conduttori che di per sé, nella maggior parte dei casi, non sono neanche giornalisti, avere una così importante risonanza?

Di certo i contenuti trattati nel programma sono spesso stati di spessore e hanno messo a nudo personaggi e situazioni scomode di un popolo, quello italiano, sempre pronto a dare addosso a qualcuno. Ma gli ingredienti della ricetta segreta non sono solo questi; il pollo è buono, ma con le giuste spezie lo è anche di più. La forma, dunque, non solo i contenuti. Mentre il popolo italico si aggrega intorno al tavolo per consumare la cena, è sempre un piacere per il pater familias guardare innocentemente due belle donne portare le “veline” – retaggio di antichi canovacci con le notizie fresche fresche – ai due conduttori. È così americano lo studio, con quei cavalieri disposti sulla lunga scrivania, il telefono sempre pronto a squillare per le notizie dell’ultima ora. Anche i bambini possono guardare, c’è un simpatico e rossissimo pupazzo che parla genovese e poi a mamma fa tanto ridere quel giornalista col microfono in mano che rincorre i cattivi lungo le strade delle grandi metropoli italiane; le piacciono così tanto i “paladini della giustizia”. Si può essere così seri in mezzo a questo circo, ci si può indignare e inneggiare ancora una volta contro al truffatore, al politico corrotto, allo sfruttatore, e poi si può empatizzare con i deboli, i truffati, i vinti. Questo porta sul piatto degli italiani Striscia la Notizia e lo ha sempre fatto rinnovando vesti e vestitori.

Panem et circenses, dai tempi dei Romani ne abbiamo sempre avuto bisogno. Vogliamo lo zuccherino prima e dopo la medicina amara. E Ricci è stato in grado di fare questo, sarà stata l’esperienza di Drive-in o una lungimirante lettura di quella che era la nostra società negli anni Novanta, fatto sta che Striscia troneggia ancora.

Nell’era dei talk-show in cui non si fruisce del giornalismo ma si ingurgitano informazioni per poi commentarle nei salotti televisivi è dura fare share e mandare avanti produzioni in cui l’inchiesta giornalistica è davvero il fulcro del programma. Lo sa bene Milena Gabanelli che dal 1994 al 2017 ha condotto Report, programma di giornalismo investigativo senza fronzoli e salamelecchi. La produzione si regge ancora in piedi mandata avanti da Sigfrido Ranucci ma non ha senso confrontare lo share.

Chi è davvero in grado di reggere il confronto è solo un altro programma di Mediaset: Le Iene di Davide Parenti. Ad essere oggettivi, il livello qualitativo apparirebbe più alto, gli inviati, nella maggior parte dei casi, sono giornalisti professionisti e le inchieste molto spesso corredate di fonti; l’impatto sociale non meno incisivo. Tuttavia, la veste sarà pure diversa, un po’ più seria, con questi inviati sempre in giacca e cravatta ma tutto il corollario del programma, le spezie appunto, hanno un gusto spesso satirico e dissacrante che tanto ricorda uno “stacchetto” tra una notizia seria e l’altra.

Sembra proprio non esserci speranza per un certo tipo di giornalismo, quello d’inchiesta appunto, che in Italia, repubblica delle meraviglie, non sa ritagliarsi uno spazio televisivo degno di nota senza prima farsi truccare e imbellettare come un’avvenente soubrette.

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di Carlo Mondello
www.2duerighe.com
2023-10-26 15:12:16 ,

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