Trump su X vince il primo dibattito presidenziale repubblicano

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DeSantis arranca

Il governatore della Florida Ron DeSantis, il più osservato, ha cercato di proiettare l’immagine di più accreditato candidato ultra-conservatore, grazie alla leadership nello stato che governa. Ha rivendicato la sua ferma opposizione ai lockdown durante la pandemia, tenendo “aperta la Florida”, e detto che lui fosse stato Presidente avrebbe “convocato Fauci (allora il principale esperto sanitario del governo) per licenziarlo in tronco”. E sue più recenti iniziative quali cambi dei programmi scolatici per cancellare quello che definisce come eccessivo focus su razzismo e gender (i critici denunciano come i nuovi standard educativi della Florida ora sostengano in particolare che la schiavitù ha insegnato competenze utili). Ha affermato, in chiusura, che sarà lui a saper invertire “il declino dell’America” che ha accusato Biden di aver aggravato. Non è parso tuttavia creare momenti davvero memorabili. I sondaggi lo hanno visto scivolare dal 30% al 14% dei consensi repubblicani nel giro di pochi mesi, a causa, tra l’altro, di un’immagine legnosa e di incerti tentativi di smarcarsi da Trump cavalcando allo stesso le correnti più di destra e populiste del partito (famosa anche una sua gaffe sull’Ucraina definendo l’invasione russa una disputa territoriale tra i due paesi). Sul palco hanno inoltre cercato spazio il senatore afroamericano Tim Scott, che è parso ricevere consensi dal pubblico in sala, e, con uscite meno brillanti, l’ex governatore moderato dell’Arkansas Asa Hutchinson e il governatore del North Dakota Doug Burgum, che si è concentrato sull’importanza di rilanciare politiche energetiche incentrate sull’energia fossile.

Il millennial che considera il climate change una truffa

Ma i maggiori fuochi d’artificio in diretta Tv sono arrivati altrove. Li ha provocati il volto più nuovo sul palco, quello del giovane imprenditore millennial Vivek Ramaswamy, a dominare spesso l’attenzione durante il dibattito e a distinguersi come la voce più trumpiana – e controversa – di tutte. Dopo essersi presentato come l’incarnazione del sogno americano, ha fondato più aziende tech e biotech, è nato in Ohio ma da famiglia di origine indiana – il 38enne Ramaswamy ha fatto notizia dicendo senza mezzi termini che se eletto perdonerà subito Trump da ogni accusa o condanna giudiziaria. Si è opposto ad aiuti all’Ucraina definendoli non nell’interesse nazionale americano. Ha definito il cambiamento climatico “una truffa”. Ha promesso di abolire interi ministeri a cominciare da quello dell’istruzione e detto che l’America vive in un “momento buio” e in una “guerra civile culturale”. Nei panni di outsider iconoclasta, ha accusato gli altri candidati di essere “marionette manovrate da gruppi d’interesse”. E’ stato oggetto delle critiche più severe da parte degli avversari, con Pence e Haley che l’hanno accusato di grave e pericolosa inesperienza soprattutto in politica estera. Christie l’ha definito “candidato Chat Gpt”. Arduo concludere se possa trasformarsi in un candidato credibile o solo di disturbo.

La lunga ombra di Trump

Su tutto il dibattito, ancora e soprattutto, si è poi allungata l’ombra dell’assente Trump. Sei su otto dei candidati hanno alzato la mano alla domanda se lo sosterranno se sarà lui il candidato prescelto dalle primarie del partito e sarà stato condannato. L’eccezione è stata Hutchinson e, meno convinto, Christie, che è parso alzare la mano a metà e poi ripensarci. Sul social X intanto, mentre gli otto aspiranti si contendevano i riflettori Tv, Trump, come accennato, ha attirato milioni di utenti per la sua intervista di 46 minuti con Tucker Carlson, ex conduttore di Fox licenziato. Quasi un americano su tre lo ha visto su X. E ha vantato il suo ruolo di primattore e favorito. «I sondaggi mi danno in vantaggio di 50 o 60 punti», ha detto riferendosi ai consensi per la nomination che al momento raccoglie tra gli elettori repubblicani. Parlando dei rivali, e della sua decisione di non partecipare con loro al dibattito su Fox, ha affermato: «Non dovrebbero neppure correre per la presidenza». Riferendosi a DeSantis in particolare, lo ha apostrofato come un candidato “finito”.

Dall’intervista al tribunale

Ha poi celebrato la folla che aveva arringato a Washington prima dell’assalto al Congresso, definendola animata da “passione, amore, unità”. Ha indicato di non sapere se le profonde divisioni nel Paese possano ancora generare violenza. Oggi Trump comparirà in un tribunale in Georgia per essere incriminato di cospirazione a fine di sovvertire l’esito delle elezioni presidenziali del 2020 nello stato. È la quarta incriminazione. Di sicuro Trump non ha intenzione di farsi da parte.



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