Un anno senza Gigi Proietti: ecco come lo ricordiamo

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Una carriera ricca, più di mezzo secolo in scena e sul set. Ironia, sarcasmo e critica ammorbidita dalla battuta rigorosamente in romano, aveva sempre canzonato la sua data di nascita: “Che dobbiamo fa’? La data è quella che è, il 2 novembre”. Talento eterogeneo, imitatore e attore poliedrico – dalle macchiette di Petrolini a Shakespeare – ma anche cantante e regista. Cavalca le scene dagli anni ’60, lavorando in Febbre da cavallo e Tosca, poi il teatro e di nuovo il cinema, con la serie Il maresciallo Rocca. L’ultimo ruolo interpretato: il Mangiafuoco nel Pinocchio di Matteo Garrone. Gli anni ’70 lo vedono protagonista di grandi spettacoli teatrali: Caro PetroliniCyranoI sette re di Roma.

Fonte: Repubblica

Luigi Proietti detto Gigi

«Il mio documentario è un atto di amore verso Gigi. Spero che diventi un documento per chi vorrà riscoprirlo e per chi non ha fatto in tempo a vederlo da vivo». Queste le parole del regista e attore Edoardo Leo sul red carpet prima della proiezione del suo documentario Luigi Proietti, detto Gigi dedicato al grande maestro. L’opera era nata tempo fa, insieme al diretto interessato poi scomparso e tuttavia scettico nei confronti delle intenzioni del regista. Leo la definisce «un’impresa forte, importante», tanto quanto aver raccontato della sua vita. Alla Festa del Cinema di Roma, poco più di una settimana fa, un interminabile applauso per Gigi è seguito alla proiezione. La parte comica e divertente della sua arte attoriale, non era frutto di una semplice intuizione da commediante, ma di una ricerca continua, una sperimentazione studiata nel corso degli anni. La capacità di passare dal recitare una barzelletta all’immedesimarsi in una parte drammatica, il suo grande eclettismo, è forse la dote che più si ammira di lui e che ha attraversato almeno tre diverse generazioni: Gigi resta un mito per i nonni quanto per i nipoti.

Fonte: gigiproietti.it

Gigi Proietti – Archeologia della risata

Proprio oggi, a un anno dalla sua scomparsa, arriva il libro edito da Sillabe che ricorda l’attore romano attraverso i racconti di Enrico Vanzina, Matteo Garrone, Nicola Borrelli, Franco Mariotti, Paola Dei, Alessandro Gassman, Susanna Schimperna, Massimo Wertmüller, Manuela Kustermann, Enrico Montesano, Maurizio Lozzi e molti altri. Quest’ultimo, giornalista e sociologo, descrive sociologicamente il fenomeno del “mattatore”, quale Proietti è sempre stato sulle scene: «un esercizio di grande bravura con cui il mattatore costringeva tutti ad un lavoro di reinterpretazione continua delle sue allusioni, fino a giungere sorridendo a quel traguardo finale di ironica comicità, mai lontana dall’essere immediata e popolare ma, al tempo stesso, colta e raffinata». Così oggi, a distanza di un anno, continuiamo a ricordare come possiamo l’uomo della leggerezza e dell’impegno civile, colui che ha insegnato e tramandato la sua arte a molti altri senza gelosie o diffidenze, showman assoluto, l’ultimo mattatore dell’intrattenimento italiano che continua a farci ridere, riflettere e commuovere allo stesso tempo.  





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di Francesca Caputo
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2021-11-02 08:00:00 ,

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