World Toilet Day, ovvero come siamo diventati tra i più fortunati al mondo

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La tavoletta riscaldata, le opzioni per il bidet frontale o posteriore, le musichette per assicurarsi tutta la privacy del caso, e a volte persino la tavoletta che si apre al solo aprire la porta del bagno. Chiunque sia stato in Giappone ha fatto esperienza delle loro toilet super tecnologiche, ideate per rendere confortevole una necessità. Di contro, ancora oggi al mondo c’è chi è costretto a fare i propri bisogni all’aperto.

Sono oltre 400 milioni le persone che non hanno un bagno, ma se parlassimo di quanti ancora oggi non possono contare su servizi igienico-sanitari adeguati la cifra salirebbe a 3,5 miliardi di persone, quasi metà della cittadinanza mondiale. Non significa che manchino del tutto di qualcosa che possa dirsi un bagno, quanto piuttosto, ricordano dall’agenzia della nazioni unite per l’acqua (Un Water), non possono contare su un bagno proprio, che confini in maniera sicura le feci e le indirizzi a fosse settiche o un sistema fognario e di trattamento. Ed è per questo che oggi 19 novembre torna il World Toilet Day, l’evento mondiale per porre l’accento su quanto ancora rimane da fare per garantire l’accesso a un bagno sicuro per tutti. Qualcosa che dalle nostre parti diamo per scontato ma che, almeno nella forma moderna, non lo è da tantissimo.

Le latrine degli antichi romani e lo sciacquone cinese

La storia del water infatti è lunghissima e strettamente legata agli usi e costumi delle epoche, oltre che agli avanzamenti tecnologici e alle conoscenze scientifiche che hanno permesso via via di capire come confinare e trattare gli escrementi umani fosse prima di tutto una questione di salute. Ma è anche una storia fatta di innovazioni poi dimenticate, visto che soluzioni moderne si ritrovano anche in un lontano passato, sebbene a macchia d’olio in giro per il mondo. E di pezzetti che si unirono nel tempo fino a formare il bagno per come lo conosciamo oggi (dalle nostri parti), il cosiddetto flush toilet, con lo sciacquone. È noto infatti che nelle famose latrine romane, dove i bisogni erano un affare condiviso, esisteva già un sistema di scorrimento dell’acqua per allontanare i bisogni e indirizzarli alle fogne.

Ancor prima era stata la civiltà minoica a inventarsi una toilet con un sistema di risciacquo per incanalare i bisogni verso le fogne, come testimoniano i resti del palazzo di Cnosso a Creta e come ricorda Nature in un pezzo dedicato proprio alla storia delle antiche toilets. Ma scoperte recenti suggeriscono che anche in Cina, più di duemila anni fa, fosse in uso una toilet con un sistema di scarico, in cui i propri bisogni erano lavati via con dell’acqua versata a mano attraverso un sistema di condutture verso l’esterno. Ma dovremmo aspettare almeno il Sedicesimo per vedere arrivare sulla scena i primi prototipi di quello oggi considerato un water moderno e la fine dell’Ottocento perché cominciasse a diffondersi, insieme alla carta igienica. Grazie agli inglesi, quasi unanimemente riconosciuti come gli inventori dei moderni wc. Non è probabilmente un caso che alla storia della toilet dedichino ampio spazio sia il museo della scienza di Londra che l’associazione britannica di chirurgia urologica (la British Association of Urological Surgeon)..

Pitali, pozzi neri e sciacquone

Per secoli, soprattutto per i più, i bisogni furono affidati a pitali gettati dalle finestre, o nel migliore dei casi relegati all’interno di pozzi neri, spesso condivisi, e che dovevano essere svuotati periodicamente da personale dedicato, come i “night soil men”. Si trattava, spiega lo Science Museum, di un netturbino dell’epoca, deputato a svuotare e trasportare fuori città – spesso di notte per rendere la pratica meno fastidiosa – rifiuti ed escrementi umani, vendendoli poi come fertilizzanti.

Anche lontano dalle abitazioni non poteva dirsi un sistema sicuro, e solo lo sviluppo di sistemi di fognatura, collegati senza bisogno di intervento – e soprattutto contatto – umano, a gabinetti dotati di un sciacquone, segnarono un cambio di passo deciso. Siamo verso la fine dell’Ottocento, ma a onor del vero, l’invenzione del gabinetto con lo sciacquone era avvenuta secoli prima e poi dimenticata e si deve a Sir Jon Herington, un poeta (sì, anche), figlioccio di Elisabetta I che aveva posizionato una cisterna piena d’acqua sopra la seduta con il vaso da notte, che veniva sciacquato azionando una leva. Grazie a History Today possiamo vedere come fosse costruito e come funzionasse, con un po’ di immaginazione. Meno ce ne vuole per interpretare i disegni dei modelli dell’orologiaio scozzese Alexander Cummings di fine Settecento, cui si deve l’intuizione geniale del sifone a “S” per evitare che i cattivi odori si disperdessero dopo lo scarico, intrappolando l’acqua. Herington e Cumming sono oggi ritenuti gli ideatori dei moderni wc, sostanzialmente rimasti piuttosto simili anche nelle moderne versioni, e che un grosso contribuito avrebbero dato alla salute.

Fogne ed epidemie

Dove fare i bisogni e come lavarli via però era solo una parte del problema: l’altra grossa parte era rappresentata dal sistema di raccolta e smaltimento. E finché non vennero costruite reti fognarie adeguate prima e quindi sistemi di trattamento, i rifiuti continuarono a essere un problema igienico importante, soprattutto per le grosse città, con il rischio di contaminazione delle fonti di approvvigionamento delle riserve d’acqua per gli usi quotidiani. Cosa che effettivamente avvenne a Londra con il Tamigi, e le epidemie di colera che imperversano nell’Ottocento.

Un rischio che oggi appare lontano, almeno dalle nostre parti, dove il World Toilet Day è soprattutto l’occasione per ricordare quanto sia importante mantenere pulire e funzionanti i sistemi fognari. Ma senza bagni sicuri, o addirittura senza bagni che possano dirsi tali, senza approvvigionamento di fonti d’acqua sicura – perché le due cose, come visto, sono strettamente collegate – epidemie, ma anche tifo, polio, dissenteria e vermi intestinalipossono essere terribilmente attuali. E l’aumento del colera registrato negli ultimi anni non fa che confermarlo purtroppo.



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di Anna Lisa Bonfranceschi www.wired.it 2023-11-19 05:10:00 ,

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