Annie Easley, storia di una delle prime scienziate a infrangere le barriere della Nasa

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La sua attenzione cade su un articolo di giornale che parla di una coppia di gemelle che ha iniziato a lavorare come “computer alla National Advisory Committee for Aeronautics (Naca, antecedente dell’odierna Nasa). Prima dell’avvento dei computer come oggi li intendiamo, questo termine – che in italiano significa “calcolatore” – faceva riferimento alle persone che si occupavano di eseguire i calcoli matematici per conto degli ingegneri.

Da sempre dotata di una predisposizione per la matematica, Easley decide di guidare fino alla sede della Naca e di candidarsi per il lavoro, che inizia a svolgere due settimane dopo. Il ruolo di “computer” le sta però stretto: Easley non è una semplice calcolatrice, ma una matematica eclettica e particolarmente dotata. E così, quando i computer come li intendiamo oggi iniziano a fare la loro comparsa, impara prima a programmare in linguaggio Fortran e poi inizia una nuova, fondamentale, fase del suo percorso professionale, da vera e propria scienziata.

I progetti alla Nasa

Fin dall’inizio, il suo lavoro si concentra sulle batterie elettriche, inclusi alcuni studi relativi a veicoli alimentati a batteria. Tra gli altri fondamentali progetti a cui partecipa, vanno citati lo shuttle che aveva il compito di studiare l’assottigliamento dello strato di ozono presente nell’atmosfera e il reattore nucleare di Plum Book.

A partire dal 1958, la Naca diventa l’attuale Nasa e anche Easley inizia a dare il suo contributo all’epoca d’oro dei viaggi spaziali. Il suo lavoro più noto, come accennato, è il razzo Centaur, un dispositivo all’avanguardia che ha alimentato anche la sonda Cassini che fino al 2017 ha studiato Saturno e che è alla base anche del moderno razzo Atlas V-401.

È grazie a queste fondamentali esperienze che Anne Easley riesce ad avere “più memorie positive che negative” dei suoi trent’anni alla Nasa, nonostante siano stati punteggiati anche da episodi di maschilismo e discriminazione razziale. “Non erano sufficienti a farmi abbandonare i miei obiettivi. La vita per me non è stata in discesa, ma ho sempre continuato a lottare”, ha raccontato lei stessa. Ritiratasi dalla Nasa nel 1989, Easley si è poi dedicata alle sue passioni sportive (sci e tennis) e al volontariato. Deceduta nel 2011, è oggi considerata non solo una scienziata che ha dato un contributo di grande importanza alla conquista dello spazio, ma anche un simbolo di emancipazione.



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di Andrea Daniele Signorelli www.wired.it 2024-01-18 08:30:00 ,

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