Fukushima, cosa sappiamo del piano per rilasciare le acque della centrare nucleare in mare

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Nonostante le numerose obiezioni, la decisione è stata presa: nei prossimi giorni il Giappone inizierà le operazioni di scarico in mare delle prime tonnellate di acqua proveniente dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, devastata nel 2011. Ad annunciarlo è stato il primo ministro Fumio Kishida, secondo cui il rilascio inizierà proprio giovedì prossimo, 24 agosto, sempre che le condizioni meteorologiche lo consentano. E se da una parte, come ricorda il New York Times, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) delle Nazioni unite si era già pronunciata favorevolmente a luglio scorso, affermando che il piano di attuazione soddisfa gli standard di sicurezza internazionali e il rilascio dell’acqua trattata non costituirà una minaccia per le persone e l’ambiente, dall’altra la diffidenza è ancora molta. Alcuni esperti, così come un’ ampia fetta dell’opinione pubblica dei Paesi vicini (Cina per prima), hanno sollevato dubbi sulla trasparenza del governo e della società che gestiva l’impianto, la Tepco, dimostrandosi preoccupati soprattutto per i potenziali effetti sui mezzi di sussistenza dei pescatori.

Il disastro di Fukushima

Sebbene non si sia verificato alcun decesso, quello di Fukushima resta uno dei più gravi incidenti nucleari della storia, le cui conseguenze sono ancora oggi difficili da quantificare. Come vi abbiamo raccontato, infatti, l’11 marzo 2011 una potentissima scossa di terremoto di magnitudo 9, con l’ipocentro situato in mare alla profondità di 29 chilometri circa, provocò uno tsunami, con onde alte fino a 15 metri, che travolse tutto quello che incontrava, compresa la centrale nucleare di Fukushima Daiichi. In particolare, danneggiò i gruppi di generatori di emergenza che alimentavano i sistemi di raffreddamento di tre dei suoi quattro reattori, provocando lo scioglimento dei noccioli e le conseguenti esplosioni che distrussero parte della struttura.

Lo sversamento

Sebbene la situazione sia ormai da tempo sotto controllo, con un fondo di radiazione molto più basso rispetto alla catastrofe, la questione di cosa fare con le tonnellate di acqua accumulate utilizzate per raffreddare le barre di combustibile nucleare è stata una delle sfide più grandi. Tuttavia, nel 2021 il governo ha approvato il piano per l’acqua trattata, descrivendo il rilascio controllato negli oceani come la migliore opzione di smaltimento disponibile. Più precisamente, l’acqua passerà attraverso un potente sistema di filtraggio, in modo da essere idonea al rilascio in mare. La filtrazione, infatti, permette di rimuovere gli elementi radioattivi dall’acqua, fatta eccezione per il trizio, un isotopo dell’idrogeno, che rimane comunque in una concentrazione particolarmente bassa e non pericolosa per la nostra salute. Altri impianti nucleari nel mondo, come in Cina, Corea del Sud e Stati Uniti, utilizzano processi simili per trattare l’acqua di raffreddamento e rilasciano acqua contenente trizio negli oceani dopo la filtrazione.

La diffidenza

La preoccupazione è molta, soprattutto per la mancanza di fiducia nei confronti del governo e di Tepco che nelle prime fasi dell’emergenza del 2011 non comunicarono chiaramente la portata della catastrofe. Per fare un esempio, un parlamentare dell’opposizione nella Corea del sud ha sottolineato che “nessuno può dire o prevedere con certezza cosa comporterà lo scarico di materiali radioattivi in mare per un lungo periodo di tempo”. Mentre in Giappone, le associazioni nazionali di pesca hanno riferito di temere che una volta cominciato lo sversamento, sia i clienti nazionali che quelli internazionali potrebbero rifiutarsi di comprare il pesce proveniente dalle zone interessate.

Monitoraggio costante

Secondo il sito della Tepco, solo il 30% delle circa 470mila tonnellate di acqua nei serbatoi è stato completamente trattato. Ma c’è chi si mostra più speranzoso: tra le diverse rassicurazioni di esperti e istituzioni internazionali, per esempio, Kazuya Idemitsu, professore di ingegneria nucleare all’Università di Tohoku, ha dichiarato che l’agenzia internazionale monitorerà il rilascio di acqua per garantire che solo quella contenente trizio e nessun altro materiale radioattivo venga convogliata in mare. La Aiea, infatti, ha appena comunicato che il suo esame imparziale, indipendente e obiettivo sulla sicurezza continuerà durante la fase di scarico. “Il nostro personale sta lavorando lì in modo da poter continuare a monitorare e valutare queste attività sul posto per garantire che continuino a essere coerenti con gli standard di sicurezza, anche il giorno dell’inizio dello scarico e successivamente”, si legge nella nota dell’agenzia.



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di Marta Musso www.wired.it 2023-08-22 10:09:28 ,

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