L’anno dei padroni del mondo

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Il 2024 sarà un anno elettorale su scala globale. A marzo ci saranno le elezioni presidenziali in Russia. A maggio sarà il turno dell’India che dovrà scegliere se confermare il primo ministro conservatore Narendra Modi. A giugno noi europei saremo chiamati a eleggere il nuovo parlamento continentale. E a novembre gli Stati Uniti decideranno se far restare Joe Biden alla Casa Bianca per altri quattro anni. Se consideriamo solo queste poche elezioni, quasi due miliardi e mezzo di persone (sugli otto miliardi di individui che siamo oggi sulla Terra) vedranno cambiare o confermare i loro governanti. Ma il 2024 potrebbe essere ancora più movimentato. Al voto andranno infatti tanti altri piccoli stati importanti per gli equilibri mondiali. A gennaio ci saranno per esempio le consultazioni a Taiwan il cui esito potrebbe avere un impatto sulla sempre incombente invasione da parte della Cina, ovviamente non ben vista dagli Stati Uniti e dall’Occidente in genere.

Insomma, per il mondo il prossimo sarà un anno importante, soprattutto se consideriamo le varie crisi internazionali di questi mesi/anni: dall’invasione dell’Ucraina alla questione israelo-palestinese. Ma se fino a un paio di decenni fa l’economia era spettatrice delle dinamiche elettorali e delle sue conseguenze, oggi non è più così. Fenomeni ormai consolidati come la globalizzazione e il predominio e l’influenza dell’industria digitale hanno fatto perdere al potere politico il primato sull’economia e sui suoi protagonisti.

Lo raccontiamo in questo numero di Wired. Dove trovate le storie umane e professionali di un’élite di persone in grado di cambiare le vite di ogni abitante della Terra. Un club di “nuovi potenti” divenuti tali non grazie a elezioni più o meno democratiche ma per le loro capacità imprenditoriali, manageriali e di innovare.

Operano tutti nell’economia digitale e sono a capo delle più importanti e capitalizzate aziende del mondo. E sono i nuovi potenti (purtroppo al momento quasi tutti maschi) per due motivi. Il primo è che molti di loro governano le piattaforme (social o meno) nelle quali oggi si forma l’opinione pubblica: da Alphabet (la holding di Google e YouTube tra le altre) a Meta (il contenitore di Facebook, Instagram e WhatsApp), fino a TikTok e X, la ex Twitter. Il secondo è per uno dei principali effetti dell’economia di internet, che le varie agenzie per l’antitrust di tutto il mondo non hanno saputo contrastare in questi ultimi anni: le aziende più grandi si mangiano tutte le altre, stabilendo oligopoli o monopoli di fatto. È così nel commercio elettronico, nei motori di ricerca, nei social, nei software per le imprese, nella messaggistica istantanea e così via.

Sarà così anche nell’intelligenza artificiale generativa? È probabile, vista la mole di investimenti e risorse che richiede il suo sviluppo. In questo momento (grazie anche agli impressionanti finanziamenti di Microsoft) in vantaggio c’è OpenAI, l’organizzazione “ibrida”, metà commerciale e metà non profit, da cui è nata ChatGpt, che nei giorni in cui andiamo in stampa è al centro di una lotta per il potere tra le sue due anime. Tutti gli aggiornamenti sulla vicenda li stiamo seguendo quotidianamente su Wired.it, ma la certezza che caratterizzerà tutto il 2024 è che siamo di fronte a uno scenario ancora fluido, con concorrenti agguerriti come Alphabet, Amazon e le varie aziende di Elon Musk. Che si contenderanno il ruolo di leader della tecnologia che, con una facile previsione, più di tutte cambierà il mondo nei prossimi anni.

Questo articolo è la prefazione di Wired n.108, in edicola ora



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di Federico Ferrazza www.wired.it 2024-01-18 08:30:00 ,

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