le ricerche non stanno portando risultati, ma il Pentagono non molla | Wired Italia

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Come è evidente, il moltiplicarsi di segnalazioni di uap è probabilmente legato anche al numero crescente di palloni aerostatici nei cieli di tutto il mondo. Dei 350 oggetti non identificati dettagliati nel rapporto dello scorso gennaio, infatti, 163 riguardavano oggetti di forma simile a palloni aerostatici. E rispondendo alle domande del comitato del Senato americano, Kirkpatrick ha ammesso che, almeno in un certo numero di casi, ci sono ottime probabilità che gli uap si riveleranno veicoli sperimentali messi in campo da potenze rivali, come Cina e Russia.

“Sono meno spaventati dal progresso tecnologico di noi. Sono disposti a sperimentare cose nuove, e vedere se funzionano – ha commentato – Esistono tecnologie che possono essere utilizzate contro di noi per la sorveglianza o come armamenti? Assolutamente. Ho qualche prova che sia questo il caso? No, ma gli indizi sono piuttosto inquietanti”.

E gli alieni?

Per ora, insomma, al pentagono sembrano più preoccupati di scovare nuove tecnologie di intelligence russe o cinesi, piuttosto che le prove dell’esistenza di dispositivi extra terrestri nei cieli del nostro pianeta. Questo non vuol dire che la possibilità non sia presa sul serio. Anzi, lo stesso Kirkpatrick di recente ha unito le forze con uno degli scienziati più attivi nella ricerca di civiltà e tecnologie aliene, Avi Loeb, principale sostenitore della possibilità che l’asteroide interstellare Oumuamua fosse in realtà un’astronave extraterrestre, per indagare la possibilità che gli uap avvistati sulla Terra non siano altro che sonde aliene inviate in avanscoperta da una nave madre di passaggio nel nostro sistema Solare.

Il paper, per ora in attesa di pubblicazione, ha in realtà l’obbiettivo di descrivere quali tracce permetterebbero di identificare un oggetto con capacità di volo realmente inspiegabili dalle attuali conoscenze scientifiche terrestri. Ma per buona parte, il testo è dedicato a descrivere la possibilità che una nave interstellare aliena di passaggio invii delle sonde sui pianeti del nostro sistema Solare, in cerca di carburante, risorse di altro tipo, per motivi di studio o semplicemente ragioni che ci sfuggono completamente. Da un lato, la pubblicazione online dello studio è stata accolta come una dimostrazione dell’apertura mentale con cui il Pentagono sta lavorando alle indagini sugli uap. Dall’altro, non sono mancate le critiche alla scelta di Kirkpatrick, in qualità di direttore di un ufficio della difesa americana, di associare il suo nome a quello di uno scienziato come Loeb, le cui teorie sono ritenute quanto meno discutibili da una fetta preponderante della comunità scientifica.

Dal canto suo, Loeb non sembra curarsi dell’opinione dei suoi pari, e continua ad andare a caccia di prove della presenza di veicoli alieni nei pressi della Terra con il suo Galileo Project, lanciato nel 2021. Solo il tempo, ovviamente, potrà dirci chi aveva ragione. E il momento della riscossa potrebbe non essere troppo lontano: uno studio dell’università della California ha infatti calcolato quali probabilità ci sono che una qualche civiltà aliena possa aver intercettato le comunicazioni inviate dal nostro pianeta in direzione delle sonde che hanno superato i confini del nostro sistema Solare, come le Voyager 1 e 2, concludendo che una qualche razza di alieni in ascolto potrebbe captare i nostri messaggi e decidere di rispondere, al più presto, per il 2029.



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di Simone Valesini www.wired.it 2023-05-01 04:30:00 ,

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