Mare, perché sta diventando verde | Wired Italia

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È alla base della catena alimentare nella maggioranza degli ecosistemi acquatici e all’origine del colore sempre più verde delle acque degli oceani e dei mari che stanno raggiungendo temperature anomale sempre più alte, come nel caso del golfo di Napoli. Si chiama fitoplancton ed è una micro-alga non tossica che sta fiorendo in quantità eccezionali in mare in tutto il mondo, a causa del cambiamento climatico.

Cosa è successo a Napoli

Tra il 10 e l’11 luglio 2023 le acque del capoluogo campano si sono tinte di verde, scatenando un po’ di panico tra la cittadinanza. I primi allarmisti, senza attendere le analisi degli enti preposti, si sono subito lanciati in ipotesi catastrofiche, come la presenza di batteri fecali arrivati dalle condutture fognarie.

Ma in meno di 24 ore, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpac), ha svelato il mistero. Le analisi della acque raccolte a Posillipo e sul lungomare di Napoli non hanno riscontrato una presenza anomala di escherichia coli o di enterococchi intestinali, ma una fioritura massiccia ed eccezionale di fitoplancton.

Come spiega il rapporto di Arpac, le acque presenti tra i primi 5 e 7 metri di superficie marina sono caratterizzati da temperature molto alte per la stagione, comprese tra i 28,5 e i 29,6 gradi centigradi. Ed è questo caldo anomalo ad aver innescato la fioritura delle microalghe che hanno tinto di verde il golfo di Napoli.

Oceani bollenti

Un fenomeno tutt’altro che locale e limitato, ma diffuso su circa il 56% della superficie marina globale che sta velocemente cambiando colore, diventando sempre più verde. A dirlo sono i ricercatori del Massachusetts institute of technology e del National oceanography center britannico, con un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature, in cui hanno indagato i cambiamenti delle acque oceaniche degli ultimi 20 anni.

Per i ricercatori, l’aumento delle temperature dovuto alle attività antropiche sta innescando un aumento della cittadinanza di fitoplancton sul 56% della superficie marina globale, un’area più vasta dell’intera superficie occupata dalle terre emerse, e in particolare nelle regioni lungo la fascia tropicale.

Per ora è difficile quantificare esattamente quali saranno le conseguenze di questo cambiamento sul lungo periodo, ma i ricercatori hanno sottolineato come il primo effetto verificato sia un cambiamento “ottico” che altera “l’ambiente luminoso” dei mari, causando un certo cambiamento nell’ecosistema di superficie.

Un’alterazione che, come ogni trasformazione all’interno di sistemi interconnessi, causerà reazioni a catena lungo tutto l’ecosistema marino. Tra le conseguenze peggiori che potrebbero verificarsi si trova quindi il pericolo di una minore capacità di fotosintesi delle altre alghe presenti sui fondali, che di conseguenza faticheranno a nutrirsi e portare a termine il loro compito fondamentale di cattura della CO2.



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di Kevin Carboni www.wired.it 2023-07-14 10:58:01 ,

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