Moda che protegge dal riconoscimento facciale

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Per arrivare al risultato finale, ovvero degli abiti che proteggano i dati biometrici di chi li indossa, non solo è necessario lavorare sulle immagini, ma anche sul tipo di tessuto. Il modello brevettato da Cap_able consente di “incorporare” direttamente l’algoritmo nella trama degli indumenti.

Gli abiti di Cap_able confondono le telecamere, impedendo loro di riconoscere un volto umano, portandole invece a identificare animali, cibi o altri oggetti. “L’adversarial textile funziona un po’ al contrario rispetto a un codice qr – prosegue Didero -. Invece di dare un’informazione, la scherma.

Cap_able è basata a Milano ed è stata fondata dalla stessa Didiero insieme a Federica Busani, esperta di management e business development per startup. “Avendo viaggiato e avendo conosciuto molte realtà internazionali, abbiamo incontrato persone con più consapevolezza sul tema della privacy di quanto sia riscontrabile in Italia – racconta Busani -. Inizialmente il nostro interesse per il tema è stato quasi fortuito; poi siamo andate a scavare e abbiamo compreso a fondo i risvolti etici. Cap_able nasce anche con l’idea di aumentare la consapevolezza sul diritto alla privacy e sulle discriminazioni algoritmiche”.

Sto portando avanti la parte di ricerca e sviluppo per la startup nell’ambito del mio dottorato – conclude Didero -. A dicembre 2022 abbiamo in mente di lanciare una collezione di accessori – quindi di inserire la tecnologia su una superficie più piccola. Lavoreremo anche sulla composizione materica dei filati, per andare a schermare, in futuro, anche altri tipi di riconoscimento oltre a quello per immagini”.



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di Irene Doda www.wired.it 2022-09-24 17:00:00 ,

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