Musk conta sull’intervista di Trump per rianimare la pubblicità su Twitter (X)

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Un colpo a sorpresa, o quasi. Per spiazzare il dibattito tra i candidati repubblicani alla presidenza Usa per il 2024 ma anche per rinvigorire i destini del social media precedentemente noto come Twitter, ora X. Il perchè è evidente nella ricetta del video: Donald Trump, il controverso ex presidente Usa, chiede all’ex conduttore di Fox News Tucker Carlson di farsi intervistare in un video da pubblicare sulla piattaforma di Elon Musk pochi minuti prima del via al primo dibattito presidenziale tra i candidati repubblicani a Milwaukee, rubando di fatto loro la scena.

Donald Trump intervistato su Twitter, ora X

La scelta dell’intervistatore non è casuale: Carlson è l’ex superstar di FoxNews, rete tv che per anni ha flirtato con il fronte “complottista” del tycoon newyorchese e da cui si è progressivamente affrancata; fino al siluramento nell’aprile scorso della sua star, Carlson appunto, e la chiusura di un contratto da 45 milioni di dollari l’anno (più 5 di bonus).

Boom di visualizzazioni

Una ricetta che ha generato 46 minuti e 12 secondi di conversazione vista nelle prime 12 ore circa 180 milioni volte, non tutte negli Usa ovviamente ma il numero è rilevante perchè corrisponde a oltre la metà della gente statunitense. Abbastanza, forse, per rianimare le sorti di X, la piattaforma che Musk ha sottoposto negli ultimi mesi a diversi cambi di rotta non sempre graditi agli inserzionisti: nel giugno scorso fonti interne alla piattaforma avevano rivelato ai media come gli investimenti pubblicitari fossero calati nelle ultime cinque settimane del 59%. Un trend confermato dallo stesso Musk che parlando di un dimezzamento delle entrate per advertising aveva annunciato una dieta alle spese della società. Risultato: una riduzione della capitalizzazione di Borsa di due terzi e fuga di alcuni grandi investitori istituzionali come Fidelity, uno dei leader mondiali del risparmio gestito.

Musk e Trump

Il flirt tra Musk e Trump non è una sorpresa: il magnate sudafricano è stato sollecito a riammettere in Twitter l’ex presidente, precedentemente bannato dal precedente management dopo l’assalto a Capitol Hill, il quale tuttavia aveva declinato l’invito per proseguire con il progetto della sua piattaforma “Truth”. Musk sta incontrando più di una difficoltà a cambiare il modello della piattaforma: non più social di microblogging, fonte di informazione veloce ed immediata, fino al cambio del nome (ora X), del logo (via l’uccellino) e, soprattutto, dei codici degli algoritmi che regolano la distribuzione dei contenuti. Con l’effetto di ridurre la portata dei contenuti di carattere informativo e giornalistico e, in genere, di tutti i link che portano fuori dalla piattaforma (come accade per altri social media, d’altronde).

Da Twitter a X

In molti hanno sottolineato come X si sia smarcata dalle iniziative anti fake news che piattaforme come Meta hanno messo in campo negli ultimi anni, per ridurre la diffusione di informazione false sulla propria piattaforma. È appena il caso di ricordare i danni reputazionali incassati da Meta proprio per il caso di Cambidge Analityca, la società guidata da Steve Bannon spin doctor di Trump nelle elezioni 2016, protagonista della diffusione di numerosissime informazioni false e la creazione di un substrato culturale “complottista” che ha catturato l’attenzione di milioni di statunitensi e non.



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