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Roma — «Chiamate la Tunisia, portateli là i migranti». Questo si è sentito dire il comandante della nave Aurora di Sea Watch venerdì scorso, quando ha chiamato il Centro di coordinamento soccorsi di Roma per chiedere un porto di sbarco alternativo a quello assegnato di Trapani, troppo lontano da raggiungere col carburante rimasto. A bordo aveva i 72 migranti di un barchino di legno che incrociava nella zona che ricade sotto la responsabilità, teorica, della Libia.



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[email protected] (Redazione Repubblica.it) , 2023-08-23 01:14:12 ,www.repubblica.it

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