Un partigiano al giorno: va già a ruba il calendario antifascista 2024 creato da Giordano Bruschi, 98 anni, nome di battaglia Giotto

Un partigiano al giorno: va già a ruba il calendario antifascista 2024 creato da Giordano Bruschi, 98 anni, nome di battaglia Giotto



L’idea gli è venuta parlando con gli studenti: quei bambini e adolescenti che continua a incontrare per parlare di memoria con il circolo Sertoli (“50 mila fin qui, un primato”). L’ispirazione è arrivata da un verso di Edoardo Firpo: “Fu il primo a chiamare i partigiani “santi” in una poesia in genovese”. E così Giordano Bruschi ha messo in fila i martiri della Resistenza: 366, più di uno al giorno per il “Calendario del popolo antifascista – La resistenza partigiana giorno per giorno”. “Quello che viene fuori – racconta il partigiano Giotto, 98 anni di lucida passione, memoria storica e protagonista della Resistenza e delle lotte operaie, dall’autogestione della San Giorgio del 1950 allo sciopero dei quaranta giorni dei marittimi, fino all’impegno politico e ambientalista – è un infinito intreccio che compone un’altra Storia d’Italia. Una storia inedita della Resistenza. Abbiamo 366 persone deportate e torturate e la caratteristica comune, la continuità quotidiana della ferocia del nemico: la crudeltà del fascismo. E il pericolo del ritorno del fascismo, questo insieme di barbarie, oggi esiste eccome. Per questo bisogna ricordare ogni giorno. Partire dall’educazione, dai bambini”.

Non è un caso, che il calendario – realizzato con la collaborazione del Circolo Culturale Sertoli, di Luca Borzani, del giornalista Rai Pietro Adami, di Barbara Armanino, di Giuseppe Pezzoni e dell’autrice del progetto grafico Gabriellina Barresi – sia stato presentato ieri, la giornata dei Fratelli Cervi. “È stata una fatica enorme – racconta Bruschi – ho preso tutti i dizionari della Resistenza, soprattutto Lettere dei condannati a morte di Giovanni Pirelli. Se li metti in ordine di data scopri un’altra Storia: quella di persone appartenenti a tutti i partiti politici e a tutte le classi sociali”.

Si comincia il primo gennaio con Pietro Nenni, segretario del Partito Socialista (Bruschi ricorda tutte le date a memoria), fino all’ultimo, il 31 dicembre: Vannuccio Faralli, primo sindaco di Genova della Liberazione. Il primo marzo è dedicato a Beppe Fenoglio, il 2 marzo è per Cucciolo, ovvero Rinaldo Simonetti, ragazzo della Val Fontana buona. “Il 3 marzo per il mio compagno Buranello – snocciola Bruschi – medaglia d’oro della Resistenza. E poi il primo febbraio c’è Teresa Mattei; il 4 gennaio Leone Ginzburg, marito di Natalia; l’8 febbraio per Antonio Giolitti, nipote di Giovanni Giolitti”. E ancora: il 15 gennaio è la data del “mio compagno di giochi Giuseppe Spataro, che abitava alle case dei ferrovieri come me: la storia drammatica dell’eccidio del panino e della mela, ovvero il gruppo di partigiani che ricevettero l’offerta di colazione e poi vennero ammazzati davanti a casa”. Per ogni mese viene ricordato un eccidio, come quello di Marzabotto. Ma la ricerca e la fatica di ricordare non si ferma: “Continueremo questo lavoro – promette Bruschi- con gli studenti”.



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[email protected] (Redazione Repubblica.it) , 2023-12-29 04:00:00 ,genova.repubblica.it

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