Uragani, la stagione rischia di essere peggio del previsto | Wired Italia

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Con cinque tempeste tropicali e un uragano, il bacino atlantico ha già fatto registrare un inizio particolarmente attivo della stagione – solitamente inquadrata tra l’inizio dell’estate e la fine del mese di novembre – in cui gli Stati costieri e le isole al largo degli Stati Uniti affrontano terribili trombe d’aria e bufere, responsabili solitamente di ingenti danni alle infrastrutture e spesso anche causa di morte per centinaia di persone. Per ora siamo soltanto all’inizio, e non potrà che peggiorare. Gli scienziati del Climate Prediction Center della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), una divisione del National Weather Service statunitense, hanno aumentato le loro previsioni per la stagione degli uragani atlantici in corso nel 2023 da un livello di attività “quasi normale” a un livello di attività “superiore al normale”.

Secondo i meteorologi le attuali condizioni oceaniche, con le temperature da record della superficie del mare Atlantico, controbilanceranno le condizioni atmosferiche associate all’evento El Niño, il fenomeno climatico quinquennale che provoca un forte riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e tende a limitare l’attività dei cicloni tropicali. Quest’anno è cominciato in ritardo, ciò ha spinto gli analisti ad aumentare al 60% la probabilità di una stagione degli uragani atlantici superiore al normale, raddoppiando la stima pubblicata a maggio.

Il peggio è alle porte

La probabilità di un’attività “quasi normale” è scesa al 25% rispetto al 40% delineato nelle prime previsioni: questo nuovo aggiornamento dei dati offre all’Atlantico una probabilità del 15% di vedere una stagione “al di sotto del normale”. “I principali fattori climatici che dovrebbero influenzare l’attività degli uragani atlantici del 2023 sono l’attuale El Niño e la fase calda dell’oscillazione multidecennale atlantica”, ha affermato il capo delle previsioni della stagione degli uragani della Noaa Matthew Rosencrans, che ha aggiunto: “Considerando questi fattori, le prospettive aggiornate richiedono una maggiore attività, quindi invitiamo tutti a prepararsi ora per la stagione in corso”.

Il bacino atlantico sta infatti entrando nei mesi di picco degli uragani, da agosto a ottobre, quando si verifica il 90% degli eventi estremi. La stagione degli uragani nel suo complesso dura fino alla fine di novembre e in genere produce 14 tempeste con venti superiori ai 62 chilometri orari, di cui sette diventano uragani (venti superiori a 120 chilometri orari) e tre grandi uragani (180 o più chilometri orari). L’ultimo aggiornamento della Noaa ne prevede rispettivamente un massimo di 21, 11 e 5. Normalmente con El Niño ci sarebbero due tempeste minori, mentre quest’anno – come detto – la conta è già arrivata a cinque.

Il ruolo degli oceani e dei venti

Le temperature della superficie del mare a giugno e luglio di quest’anno sono state le più calde dal 1950, quando ne è iniziata la misurazione: il continuo record, legato al cambiamento climatico, è la causa fondamentale di sviluppo delle tempeste. L’acqua nella principale regione in cui gli uragani hanno origine, tra la punta occidentale dell’Africa e i Caraibi, è di 1,2 gradi Celsius al di sopra della media, e non è mai stata così calda nella storia. Questo funge da vero e proprio “carburante” per gli uragani, che assorbono l’energia termica dall’acqua diventando più umidi e forti. Poiché le temperature registrate sono senza precedenti, non è possibile fare un raffronto col passato per prevedere quali potrebbero essere gli effetti nei prossimi mesi. Soltanto nel 2004 si venne a creare la combinazione tra El Niño ed acque particolarmente calde, e in quell’anno ci furono 15 tempeste tropicali, nove uragani e sei grandi uragani, per un’attività complessiva il triplo più frequente del normale.

Anche l’intensità dei venti alisei dell’Atlantico leggermente al di sotto della media e un monsone dell’Africa occidentale al di sopra del solito sono stati fattori chiave nella definizione di questo nuovo scenario aggiornato. Altri gruppi che fanno previsioni sulla stagione degli uragani concordano con le nuove stime ed hanno aggravato le aspettative: la Colorado State University ha aumentato le sue previsioni per le tempeste minori da 13 in aprile a 18 e da sei uragani nelle previsioni di aprile agli attuali nove.



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di Massimiliano Cassano www.wired.it 2023-08-22 05:00:00 ,

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