Verso il governo Meloni: come sarà e quanto durerà?

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È anzitutto la vittoria di Giorgia Meloni. Una vittoria schiacciante nei confronti dei suoi avversari ma soprattutto dei suoi alleati: Fratelli d’Italia ha tre volte o quasi i voti della Lega e anche di Forza Italia. Una distanza che certamente non mette in discussione la leadership dell’ex ministro della Gioventù e neppure la nascita del governo di centrodestra che tanto alla Camera che al Senato ha una solida maggioranza.

I problemi però non mancano certo. Il tracollo del Carroccio anzitutto. Per Matteo Salvini è stata una vera e propria débâcle. Il segretario del Carroccio era più che consapevole delle difficoltà ma essere passato da più del 17% alle politiche del 2018 (alle europee dell’anno dopo arrivò fino al 34%) a meno del 10%, quasi appaiato al partito di Silvio Berlusconi, è un risultato che va oltre le peggiori aspettative. Anche perché coincide con lo sgretolamento dello zoccolo duro del Carroccio nelle regioni del Nord dove in molti casi è dietro non solo a Fdi ma anche al Pd.

Il rischio adesso per Meloni è che questa sconfitta possa ora ripercuotersi nel confronto sulla squadra di governo e non solo. Salvini potrebbe essere tentato di riprodurre lo stesso schema adottato ai tempi del governo con M5s, quando quotidianamente tuonava contro Palazzo Chigi e Giuseppe Conte. Qualcosa lo abbiamo già visto in campagna elettorale: dalle sanzioni contro Mosca alle prese di posizioni sullo scostamento con Salvini all’attacco al punto che la leader di Fdi a un certo punto sbottò: «Salvini è più polemico con me che con gli avversari».

Anche il segretario del Carroccio sa però che un conto è andare contro un alleato momentaneo come furono i Cinquestelle, altro è attaccare l’esecutivo guidato da chi, Meloni, è in cima alle preferenze dell’elettorato di centrodestra.

E poi la partita non è finita. A breve ci sarà da decidere le candidature per la Lombardia ma anche per il Lazio (Zingaretti è stato eletto in Parlamento) e non ci si può permettere di dividersi. Quindi gli accordi si faranno tanto sui ministri (difficile se non impossibile per Salvini il ritorno al Viminale) che sui futuri governatori.



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